Dalla Terra alla Luna… e zombie, Jules Verne, Luigi Bonaro – Recensione

Dalla terra alla luna e zombie

Titolo: Dalla Terra alla Luna… e zombie
Autore: Jules Verne, Luigi Bonaro
Editore: Dunwich Edizioni
Numero di pagine: 190
Prezzo: € 2.99/9.90
Formato: ebook/cartaceo

Trama (dal sito della casa editrice): I Lunari vogliono prendere possesso della Terra per sfrut­tarne le risorse. Grazie a un cannone, fanno partire un raggio dalla Luna che trasforma gli uomini in zombie. I soci del Gun Club, associazione americana di artiglieri con sede a Baltimora, annunciano di aver inventato un cannone – la Columbiad – capace di sparare un proiettile in grado di raggiungere la Luna e distruggere quello dei Seleniti. Mentre i più illustri scienziati discutono la que­stione, da tutto il mondo piovono sottoscrizioni per finan­ziare l’impresa. Michel Ardan, un avventuriero francese, si propone di entrare nel proiettile, offrendosi di diventare così il primo astronauta della storia ma, mentre si prepara­no al lancio, il contagio dei morti viventi continua a espandersi a macchia d’olio, arrivando vicino al luogo in cui la Columbiad sta per celebrare la sua straordinaria im­presa.

Recensione: Dalla Terra alla Luna non è il mio romanzo preferito. Non lo è in assoluto e non lo è tra quelli di Jules Verne. Il caso ha voluto, tuttavia, che di recente abbia deciso di rileggere alcuni libri della mia infanzia di cui conservavo un piacevole ricordo. Il termine ricordo è probabilmente sbagliato, non avendo assolutamente memoria né della trama né dei personaggi né, tantomeno, del finale. Quello che mi era rimasto di queste storie, così come di molte altre, è quell’indefinibile sensazione di benessere, tanto simile a quella che si prova quando ci si risveglia da un sogno che non si ricorda ma che si ha la certezza fosse piacevole. A volte il sogno riappare in tutti i suoi particolari durante la giornata e allora ci si chiede per quale motivo ci si fosse svegliati tanto contenti. Rileggere Dalla Terra alla Luna è stato come rivedere da sveglia quel sogno e non ritrovarvi gli elementi che l’avevano reso fantastico.
Non è lo scopo di questo scritto soffermarmi sugli aspetti che mi hanno deluso del romanzo di Verne, quanto piuttosto mettere in luce quelli dell’idea di Luigi Bonaro che mi hanno restituito la meraviglia perduta. Sì, perché nel fantastico la meraviglia scaturisce dal grandioso. Gli anni d’oro della corsa allo spazio, con i lanci di razzi, le famosissime missioni Apollo, la bandiera piantata sulla Luna, i satelliti e le stazioni orbitanti, hanno smitizzato il sogno di varcare i confini dell’atmosfera, rendendo ormai la conquista dello spazio non solo possibile ma già in atto. A forza di piccoli passi per l’uomo e grandi passi per l’umanità abbiamo avvicinato a noi le stelle, rimpicciolendo l’universo e, con esso, forse anche la nostra idea di infinito.
Cosa rimane dunque di grandioso, di fantastico, se anche la luna è così a portata di mano?
Le motivazioni.
A dare senso a ogni nuovo viaggio, che sia una spedizione spaziale o la traversata di un fiume, sono le motivazioni per le quali quel viaggio si compie.
E su questo ha agito Luigi Bonaro nel suo Dalla Terra alla Luna… e Zombie. La sua non è né una rivisitazione di un classico né una modernizzazione: è affidare a vecchi campioni nuove imprese, dare alla loro missione un nuovo obiettivo e, tramite ciò, dare alla storia un nuovo significato.
Gli eroi di Verne erano eroi del tempo di Verne, erano mossi dalla sete di conoscenza, incoraggiati dai progressi della scienza, in particolare della meccanica, che in quel periodo fioriva. Erano tecnici sognatori, il loro scopo era rendere possibile l’impossibile. E ci sono riusciti. Chi è venuto dopo di loro ha goduto di quei successi, e inevitabilmente ha cercato nuovi orizzonti.
Non voglio dire che il nuovo orizzonte siano gli zombie, spero vivamente che non sia così. Ma la difesa del proprio mondo da qualunque tipo di minaccia, interna o esterna, potrebbe esserlo. Per il momento, almeno narrativamente, lo è. E questi sono gli eroi di Bonaro, eroi del nostro tempo.
Non vi sono grosse differenze di trama e anche il linguaggio è quello di Verne. A parte qualche contaminazione steampunk che dà una nota di colore, Bonaro si limita a inserire nel testo originale pochi elementi: il raggio che parte dalla superficie lunare e trasforma i terrestri in zombie, i non morti stessi, la variante del cannone nella palla di cannone lanciata nello spazio, qualche scontro nei capitoli finali e lo spettro della minaccia di estinzione del genere umano. Ma questi pochi elementi sono sufficienti per cambiare faccia alla storia e ai personaggi. Il lancio del proiettile non risponde più al desiderio di superare i limiti e le conoscenze umane, ma alla volontà e al dovere di difendere se stessi, anche a costo di andare nello spazio per sparare al cannone lunare genera-mostri e restare lì a vagare per sempre. È qui il nuovo concetto di grandioso, di impresa eroica, che ridona la meraviglia al fantastico e l’infinito allo spazio.

Voto: 
35Stellina-nuova1
timbro1

La recensione che avete letto è opera di Ariendil.

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