Recensione: Città senza eroi, di Roberto Gerilli e Giacomo Bernini

download-1Titolo: Città senza eroi
Autori: Roberto Gerilli e Giacomo Bernini
Editore: UTE LIbri
Pagine: 316
Prezzo: 15€ (cartaceo)

 

Trama: Elfi malavitosi. Uomini divorati dall’odio. Sacerdoti stravaganti. Maghi mercenari. E un’assassina coi tacchi a spillo. Non sono eroi. Sono pedine. Potrebbero salvare la Città. O distruggerla. (Quarta di copertina)
Tra gli sterili confini delle Wasteland, le fatiscenti baracche della periferia e i futuristici grattacieli del centro, si intersecano le insidiose vicende di esseri umani ed esseri fantastici costretti a condividere le loro vane esistenze in una Città dilaniata dall’odio e dal razzismo. Gli Uomini, favoriti dalla Legge, abusano della tecnologia per dominare gli altri esseri che, relegati nei bassifondi, sono marchiati come Inumani e perseguono, a loro volta, i più spregevoli scopi fomentando un clima di violenza e paura. Armi, poteri extrasensoriali e ogni sorta di magia sono benvenuti e accettati laddove le speranze lasciano il posto alla più cupa rappresentanza della morte, perché in un luogo dominato dalle Leggi, sembra non esserci spazio per alcuna moralità. In questa polveriera sociale si sviluppano le vicende di molti personaggi, per altrettante storie, intrecciate in una trama eterogenea di volti, fatti, pensieri ed emozioni. Città Senza Eroi è un intreccio di storie ma, soprattutto, una fusione di generi letterari: fantascienza, fantasy, thriller e pulp, in un condensato di azione e sarcasmo che coinvolge, diverte e appassiona. Una storia priva di stereotipi e priva di eroi. (Goodreads)

Recensione: Questo romanzo ha del potenziale e ne ha parecchio. Parto subito con il dire che ne ha troppo in troppo poco spazio. Ma andiamo con ordine.
La trama, come riportata qui sopra, è davvero interessante. Quando mi hanno proposto di recensire questo libro, l’ho letta velocemente e ho pensato: wow, certo che lo faccio!
E devo dire che l’inizio è altrettanto coinvolgente. Fino a quando, però, gli autori decidono di mettere in pausa sia la storia di Quattrocorde, il sacerdote di Ghilmur che suona il violino le cui note sono in grado di eliminare e/o mettere a tacere chiunque, sia quella di Hyde, l’agente dell’ISA che si muove fra umani e inumani, per non parlare di quella di Morph/Haruil, l’addestratore dei due draghi che compaiono nel romanzo e di cui poi ci si chiede perché, visto che, a un certo punto, spariscono e non li rivediamo più.
Città senza eroi è un intreccio di storie, tante storie tutte interessanti, tutte in grado di coinvolgere il lettore. Il problema, però, è che ognuna di queste inizia interrompendo quella precedente e non si collega davvero con le altre, quindi ogni volta il lettore resta deluso. Soprattutto quando si scopre, nelle ultime pagine, che nessuna di queste verrà mai ripresa davvero. È proprio la struttura del romanzo che fa sì che il lettore si senta affascinato dai protagonisti, ma mai catturato dalla lettura al cento per cento. Non si entra in questa città, perché nel momento in cui ci si sente più vicini, si viene riportati al proprio posto, ci viene ricordato che siamo spettatori esterni e che sono gli autori a decidere cosa mostrarci. Solo che tengono il lettore un po’ a distanza anche dal mondo che hanno creato, dai personaggi e da tutto. È davvero un grande peccato.
I personaggi sono bellissimi, fantastici. Hanno un loro modo di essere, di parlare e di agire. Per questo sembrano tutti molto verosimili e, in un certo senso, anche se non esiste un buono, né un cattivo, si prova sempre simpatia per qualcuno. Io, in particolar modo, avrei voluto sapere di più su Hyde e su Shvedosh, su Quattrocorde e soprattutto sul Mago Frobenius. Avrei voluto scoprire molto di più su di loro, ma mi sono dovuta accontentare. Anche Morph aveva una bella storia da raccontare, ma parte per la missione e, dopo oltre tre quarti del romanzo circa, ce lo ritroviamo già morto (non è un vero spoiler, visto che era previsto dovesse morire).
Trovo che questo romanzo voglia racchiudere in sé troppe cose: troppe storie e troppi personaggi. Quasi ognuna delle prime sarebbe potuta essere un romanzo a parte, o una novella o un racconto lungo. Avrei visto benissimo Città senza eroi come una serie di storie che, man mano che si sviluppano in diversi capitoli a sé stanti, trovano il loro intreccio l’una con l’altra. E man mano si sarebbero dovuti aggiungere anche i personaggi, troppi, ma davvero troppi in così poco spazio. Questo romanzo, come dicevo, ha tanto, tanto potenziale, ma è stato sfruttato male.
La scrittura è fluida e adatta ai personaggi e alla storia che si vuole raccontare, uno stile piacevole, che scorre bene e senza intoppi. Un testo pulito, senza refusi quasi, senza frasi troppo contorte. Davvero ben scritto. Mi dispiace solo per quello che ho detto sopra. Non c’è climax, è come se in tutto il romanzo si stesse sempre ad aspettare che succeda qualcosa per poi restare delusi. Peccato.
Per il potenziale racchiuso comunque in Città senza eroi, per la caratterizzazione dei personaggi, per lo stile coinvolgente e la scrittura pulita do 3 stelle su 5.
Voto:

La recensione che avete letto è opera di Silver.

3 thoughts on “Recensione: Città senza eroi, di Roberto Gerilli e Giacomo Bernini

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