Il più grande cuoco di Francia – Rielaborazione del racconto originale di Stefano Benni per il Lab di ottobre 2014

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Molte altre cose strane succederanno in questa notte.
(Stefano Benni)

È ormai quasi l’alba al Bon-Bon, rinomato ristorante di Parigi. Ouralphe dovrebbe riposare in vista della giornata che l’attende: gli oltremaristi stanno per arrivare, per accanirsi senza contegno né competenza sulle pietanze maestose che ha preparato.
Invece è ancora in piedi: ancora cucina per uno strano ospite dalla pelle scura, che si fa versare il vino direttamente in gola. Assaggia i cibi, ascolta cosa Ouralphe ha da dire. Ombra leggera, cantata da un soprano che deve ancora esistere, risuona di sottofondo nella Parigi del 1929.
Poi la situazione si fa concitata. Ouralphe sale sul tavolo.
«Per questo vengo condannato! Non è la mia vita a essere scandalosa, ma la mia arte. Per questo vuoi trascinarmi all’inferno con te!»
«Suvvia, Ouralphe. Hai finito la tua scenata? Questa cena con gli oltremaristi ti ha stressato parecchio, immagino. Io voglio trascinarti all’inferno con me perché è mio diritto farlo. E non c’è cosa che tu possa dire, cibo che possa farmi assaggiare che riuscirà a farmi cambiare idea. Alla fine sono io quello che fa le pentole, di cucina me ne intendo.»
Ouralphe si affloscia all’improvviso. Tutta l’energia che lo animava sembra averlo lasciato, si sgonfia come un soufflé tolto dal forno troppo presto.
«Quindi quello che mi attende adesso è solo fuoco e fiamme e gente che urla e sofferenza? Se togli tutti i profumi, non c’è troppa differenza con una cucina di un ristorante di bassa qualità.»
Si ferma un secondo, riflette.
«Sì, dovevo capirlo che l’inferno è un ristorante da due soldi.»
Il diavolo ride di gusto.
«Ouralphe! Non essere così disperato, ho in mente per te qualcosa di grande. Il tuo inferno non sarà una cucina da osteria, tranquillo. Tu, caro mio, sarai giudice di un reality TV!»
«Io cosa?»
«Sì, il tuo inferno sarà passare il resto dell’eternità ad assaggiare piatti cucinati da cuochi amatoriali, costantemente sotto l’occhio della gente da casa. Giudice e imputato allo stesso tempo! Nessuno parlerà più di te come il grande cuoco di Francia, a malapena si ricorderanno che un tempo cucinavi…»
Ouralphe è allibito. Una cosa simile nemmeno se l’immaginava.
«Ma… Ma è terribile! Però questi garzoni che mi vengono affidati, alla fine impareranno, hanno tutta l’eternità per apprendere dalle mie critiche, io posso insegnare loro, diavolo! Alla fine anche il più incapace può capire come fare se ben diretto!»
«Ouralphe, Ouralphe… Ogni giorno loro verranno eliminati. Si impegneranno tantissimo, andranno nel panico, non saranno in grado di presentare niente di vagamente commestibile. E tu dovrai eliminarli dal programma. Nessuno imparerà mai niente.»
«Eliminarli tutti?!»
«Certo. Ma per loro che sono concorrenti, l’inferno sarà vedere gli altri che preparano piatti eccezionali, che superano tutte le prove senza difficoltà e ricevono solo elogi. Dal loro punto di vista ognuno di loro viene eliminato e gli altri passano il turno; ma il giorno dopo, la puntata successiva, rieccoli di nuovo tutti ai fornelli. Questo sarà il loro inferno. Tu sarai il loro Minosse, ma la loro condanna sarà sempre la stessa.»
Il diavolo sogghigna compiaciuto.
Ouralphe non ha più parole.
È il 1929, Maria Callas ha sei anni e la TV non è ancora stata inventata.
Il più grande cuoco di Francia scende dal tavolo. Guarda il diavolo che gli fa strada attraverso gli alari del caminetto, e poi giù, fino all’inferno.

Il racconto che avete letto è opera di Irene Quintavalle ed è risultato il migliore del Lab di Ottobre 2014, ispirato alla lettura del libro del mese precedente: Il bar sotto il mare, di Stefano Benni.
La traccia da seguire era:
Scegliere un racconto della raccolta “Il bar sotto il mare” e rielaborarlo.
Il racconto non doveva obbligatoriamente assomigliare all’originale, non doveva avere la stessa lunghezza o lo stesso incipit o lo stesso punto di vista; quello che contava era che parlasse dello stesso argomento.
Ci doveva, però, essere una differenza ben marcata tra la storia del Lab e quella originale di Benni, bisognava modificare uno degli snodi della trama.

Il limite massimo di caratteri era di 5.000, spazi inclusi, con 200 di tolleranza. 

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