Dragon Trainer 2 – Recensione

HTTYD2-PosterTitolo: Dragon Trainer 2
Genere: animazione, avventura
Regia e sceneggiatura: Dean DeBlois
Produzione: DreamWorks Animation
Anno: 2014
Durata: 102′ 

“Tu possiedi il cuore di un capo e l’animo di un drago”

Sono passati cinque anni da quando Hiccup ha mostrato agli abitanti di Berk che i draghi non sono nemici, e al villaggio le cose sono decisamente cambiate: ogni vichingo ora convive con almeno un drago, la vita di tutti ruota attorno alla cura degli animali, molte persone hanno imparato a volare insieme al loro amico e il nuovo passatempo è la corsa dei draghi, che appassiona tutti, meno le pecore segnapunti.
Il film inizia proprio durante una di queste corse, mostrando i compagni di Hiccup ormai ventenni, molto abili nel volo e legati da profonda amicizia a quegli stessi draghi che hanno cavalcato nel primo film.
L’impatto iniziale è forte: scene veloci, in maggior parte aeree e soprattutto molto colorate.

Le atmosfere cupe, la nebbia perenne che avvolgeva il villaggio, le ombre, il buio e la sensazione opprimente che si aveva nel primo capitolo lasciano spazio fin dalla prima immagine ai colori, al cielo terso, al sole. Le vicende accadono di giorno, i volti dei personaggi sono più luminosi, le scaglie dei draghi scintillano, tutto concorre a trasmettere sensazioni positive e gioiose.
A differenza del primo film, in cui il villaggio era buio e triste e la radura dove Hiccup e Toothless imparavano a conoscersi era inondata dal sole, ora i due protagonisti sono una grossa macchia nera che spicca in mezzo ai colori vivaci. Ogni umano assomiglia al suo drago e Hiccup non fa eccezione: tuta di pelle, elmo che gli copre il viso, i suoi colori sono il nero, il marrone, il rosso scuro. Il messaggio che arriva è immediato: conflitto interiore in arrivo.

oscuro

In realtà le scelte che dovrà affrontare Hiccup vengono mostrate in fretta, quasi con superficialità: accetterà senza tante domande la nuova situazione familiare, e accetterà nonostante i dubbi il nuovo status che gli eventi gli impongono. L’odio verso l’amico, la parte “nera” del suo carattere, durerà giusto un paio di scene.
Questa volta è Toothless a dover fare scelte importanti, a dover forzare la sua stessa natura per avvicinarsi all’altra specie, a dover insegnare ai suoi simili che esiste un’alternativa. Il secondo capitolo appare infatti speculare al primo: Toothless si ritrova a fare proprio ciò che aveva fatto Hiccup, il suo affetto per gli umani migliora il ruolo che riveste all’interno del branco così come è accaduto a Hiccup con gli abitanti del villaggio, anche per lui adesso il grande nemico da sconfiggere è interno.
Viceversa, sono gli umani a dover fare i conti con un nemico “esterno”, ben più semplice da gestire: il cattivone grande e grosso che tiranneggia e pretende il controllo sugli altri, com’era per i draghi il bestione annidato nella montagna del primo capitolo.
Per questo il lato oscuro di Hiccup non risalta come previsto, perché stavolta l’attenzione è tutta sull’altra metà della coppia. E per questo sembra che i grandi temi toccati in precedenza stavolta non ci siano, sembra che la storia si adagi su cliché evitabili e non vada in profondità, ma è così solo per la “parte umana”. Parte che, posso scommetterci, tornerà a farla da padrone nel terzo capitolo della serie, previsto per il 2016, che rende questo secondo film solo un passaggio obbligatorio per arrivare a un’equilibrato finale.

funerale

Per la specularità di cui sopra, la maggior parte dei momenti comici del film sono incentrati su espressioni facciali, trovate divertenti e momenti di stupidità di Toothless, non più di Hiccup.
Il ragazzo ora è un esploratore, sa volare (o quasi) da solo, la bellissima del villaggio lo ama, viene chiamato Cavaliere, tutti si rivolgono a lui quando si tratta di draghi e le sue capacità con questi animali stupiscono persino i nemici. Al contrario la furia buia, temuta e rispettata da umani e draghi nel primo capitolo, ora è un gattone-cagnone a tutto tondo: lecca, si fa grattare la pancia, fa le faccine, le smorfiette, i ruttini, saltella intorno, dà fastidio ai draghi più grandi, ne combina di tutti i colori, assomiglia molto all’Hiccup imbranato a cui ci eravamo abituati.
Le risate sono assicurate anche questa volta e, come in precedenza, sono ben dosate e per nulla invadenti. I Dragon Trainer, finora, hanno il pregio di essere film molto divertenti, ma mai ridicoli o eccessivi.

friends

In generale questo film ha delle pecche, alcune scelte “facili” non lo rendono un prodotto eccellente come il suo predecessore, ma ha innumerevoli pregi.
La grafica è sempre spettacolare, questa volta incentrata sul volo, il mare e il ghiaccio. Il rapporto umano-drago viene sviscerato da ogni angolazione possibile, attraverso tutti i personaggi esistenti. Fa ridere di gusto e di gioia, rimanere impassibili di fronte alle smorfie di Toothless è inconcepibile. Mostra i ragazzi cresciuti, il rapporto forte che c’è tra loro come gruppo, le nuove necessità della loro età, rafforzando l’affetto che si tende a provare per i personaggi se li si segue durante un cammino di crescita. E ultimo, ma non meno importante, riprende “a rovescio” i grandi, grandissimi temi del primo capitolo, aggiungendone uno molto forte come la scelta del dialogo invece del combattimento. Proprio su questo nuovo tema portante il film chiude, con l’abituale descrizione di Berk: siamo pochi, ma portiamo la pace. Gli altri hanno eserciti e flotte… noi abbiamo i draghi!

 

 Voto:

La recensione che avete letto è opera di Bee.

4 thoughts on “Dragon Trainer 2 – Recensione

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