Intervista a Mariapia Veladiano:

Primo piano dell’autrice, di Sonia Gastaldi
Primo piano dell’autrice, di Sonia Gastaldi

La nostra cara staffer Willy (Vilma Cretti) ha intervistato per noi di È scrivere l’autrice Mariapia Veladiano, incontrata in una serata organizzata a Cles, in val di Non, dopo aver letto il suo romanzo d’esordio “La vita accanto” Einaudi.
Di seguito le domande poste da Vilma e le risposte dell’autrice.1. La protagonista del suo primo romanzo “La vita accanto” è un personaggio molto ben tratteggiato che balza dalle pagine come una creatura viva. Come le è venuta l’ispirazione per la stesura di questo libro?

Mariapia Veladiano: Tre anni fa avrei risposto che non si sa mai come ci arrivano le storie. Un personaggio si affaccia, ha un viso già ben caratterizzato, che può cambiare ma non troppo nel corso della scrittura, un suo linguaggio che va assecondato e per quanto possibile mai confuso con il nostro o con quella lingua comune di tanta narrativa di oggi i cui personaggi dialogano e pensano in un piattese universale. Adesso devo rispondere in modo più articolato. Intanto ho imparato che per altri autori i personaggi arrivano a tavolino, scelti perché “possono dire qualcosa del momento storico presente”, cito qui un’espressione sentita pari pari. E quindi anche la storia può essere definita a tavolino. Concordata. Poi, per quanto riguarda i miei personaggi, le domande dei lettori, gli incontri con gli studenti e i dialoghi di questi anni mi hanno restituito una consapevolezza che sicuramente non avevo così chiara quando ho pubblicato. Ad esempio Rebecca è arrivata anche dall’ascolto delle emozioni di scuola, degli studenti. La paura di non essere amati, accettati, accolti nel gruppo, di non valere, è aumentata moltissimo e “La vita accanto” è la storia della universale paura di non essere amati. Di quanto sia tremenda la vita quando questo capita.
Poi ci sono i segreti di famiglia, e chi non ne ha? E la città giudicante, e la doppiezza. Anche questo fa parte della vita di ciascuno di noi.

2. Quando ha iniziato la stesura del suo primo romanzo avrebbe mai immaginato un così grande successo (vincitore del Premio Calvino, secondo al Premio Strega, pubblicazione con Einaudi)? Come ci si sente a realizzare il proprio sogno?


M.V.: Ho scritto tutta la vita senza sentire il desiderio di pubblicare. Scrittura privata che accompagnava i pensieri. Poi un giorno ho sentito un desiderio di ascolto. Sapere se quel che avevo scritto interessasse a qualcuno. Avere anche un giudizio. Nessuno mai aveva letto. Quando ho inviato il manoscritto al Calvino ho sperato come tutti gli altri concorrenti, di essere riconosciuta, di essere segnalata. Dopo è accaduto tutto molto velocemente.
La pubblicazione con una casa editrice come Einaudi è stata una cesura nella mia vita di persona che scriveva per sé nel segreto delle proprie ore libere. C’è stata una visibilità da governare. E’ nato un dialogo fittissimo con i lettori, che mi hanno scritto una quantità straordinaria di mail e anche lettere di carta, splendide lettere di carta. Un dialogo che continua, libro dopo libro. Sì, direi una piccola rivoluzione. Non essere giovane mi ha aiutata. A cinquant’anni si può governare una rivoluzione. A venti credo che questa rivoluzione possa travolgere la vita.

3. Pensa sia più difficile riuscire ad emergere all’inizio o riconfermare il successo poi?


M.V.: Credo emergere, come lei dice. L’espressione è corretta, perché ogni giorno le librerie sono sommerse da un mare di libri. Se non succede qualcosa entro i primi trenta giorni dalla pubblicazione, il proprio libro affonda, per restare nella metafora. Poi, una volta che si è creato l’interesse intorno a un autore, è possibile coltivarlo.

4. Come giudica il mercato letterario italiano? Pensa che attualmente ci sia una maggiore attenzione alla qualità?

M.V.: Ma in realtà io non sono un’esperta di editoria. Faccio un altro lavoro, faccio la preside dopo essere stata insegnante per quasi trent’anni. Il mio mondo, quello di cui posso davvero parlare, è la scuola. I libri li leggo, per quanto posso, e adesso meno rispetto al passato, assurdo vero? perché non mi resta più molto tempo oltre la scuola e la scrittura. Da osservatrice e lettrice, mi sembra di vedere che la crisi di vendite ha portato alla ricerca del libro-rivelazione, successo di vendite che salva il bilancio semestrale della casa editrice. Solo che poi di semestre ce n’è un altro e poi ancora un altro e non è così facile trovare ogni sei mesi dei libri rivelazione. E allora si pubblicano soprattutto personaggi già famosi, che passano alla narrativa e vendono il libro grazie anche all’immagine. Beatrice Masini, editor di Rizzoli, osservava a un incontro letterario il Natale scorso che nella classifica dei primi 20 libri di narrativa italiana solo 3 erano di scrittori, cioè persone che quello fanno di mestiere, gli altri 17 erano di giornalisti, cantanti, presentatori, giocatori. Personaggi pubblici passati alla narrativa. Un’altra strada che vedo frequentata in tempo di crisi è quella di sfibrare gli scrittori sicuri, quelli che hanno una bel successo di vendite, che a volte fanno uno o due libri all’anno. Son politiche di piccolo periodo. Ma di libri belli ce ne sono eccome. Li si trova grazie al consiglio di un libraio, nei gruppi di lettura, nei blog. Nascono reti spontanee di buona lettura.

5. Che ne pensa dell’editoria a pagamento?


M.V.: Penso che un autore dovrebbe star lontanissimo dagli editori a pagamento. In rete ci sono racconti drammatici e grotteschi di pubblicazioni a pagamento.

6. Cosa potrebbe consigliare a un giovane scrittore che vorrebbe pubblicare con una big? Ci sono dei “trucchi”?



M.V.: Ma gli consiglierei di scrivere e scrivere, tanto, e di buttare quel che non va e di non pensare proprio alla big! Di pensare a coltivare la buona scrittura, di sottoporla al giudizio di chi può darlo con cognizione, di accettare collaborazioni con piccole realtà di qualità. Poi le cose arrivano.

7. E a uno scrittore che affronta la sua prima pubblicazione? Secondo lei è meglio farsi conoscere attraverso i social network o con un contatto diretto, ad esempio tramite eventi come questo?


M.V.: Ciascuno di noi è diverso. C’è chi ama il contatto con i lettori e ama discutere la propria storia, la propria scrittura. Ama vedersi restituito il libro dal lettore. C’è chi invece proprio no. Però faccio fatica a pensare, oggi, di poter davvero fare a meno dei social e del contatto con il pubblico. Sarebbe la strada del personaggio solo televisivo. Del personaggio e basta. Lo scrittore solo personaggio. Non so.

8. In questo momento sta già lavorando a qualche altro romanzo?

M.V.: Sì, sto finendo un romanzo, un’altra storia con una donna per protagonista. Ma scrivo e riscrivo. Difficile decidere che una storia è finita.

Ringraziamo Mariapia Veladiano per la sua disponibilità. Questo il suo sito ufficiale: http://www.mariapiaveladiano.com

La serata è stata organizzata dal Centro studi Nonesi. Qui la loro pagina Facebook: https://m.facebook.com/cles.centrostudinonesi?_rdr

8 thoughts on “Intervista a Mariapia Veladiano:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *