Intervista ad Alain Voudì e Daniela Barisone

rp_9788867753611-arrivo-a-trainville.jpgLunedì scorso abbiamo intervistato in diretta su Facebook l’autore della serie Trainville, Alain Voudì, e Daniela Barisone che ne ha creato le copertine, nonché la persona da cui è partita l’idea originaria per la saga.

Di seguito, troverete le domande che noi di È scrivere abbiamo posto agli intervistati e in fondo alla pagina il link che vi condurrà all’evento organizzato su Facebook, dove troverete molte altre domande e risposte!

Ecco a voi l’intervista, buona lettura!

1) Per Alain: Qual è il genere che preferisci scrivere, visto che ti diletti un po’ in tutti i campi?

Alain: in linea di principio, come hai notato, non mi faccio problemi di genere. Se posso scegliere, però, preferisco il “diversamente reale”: un po’ perché mi offre più possibilità espressive, e un po’ per imprinting giovanile (i primi libri che ho letto da piccolo erano Verne e Salgari; i primi da grande Clarke e Borges).

2) Per Alain: Come prendi l’ispirazione per i tuoi lavori e quanto tempo dedichi alla scrittura?

Alain: l’ispirazione non serve prenderla: ce n’è già così tanta in giro che è difficile non inciamparci! Semmai trovo più difficile organizzare lo spunto iniziale in una bella idea strutturata: quello sì che mi tiene compagnia per interi viaggi in autobus.
Il tempo, chiedi? Vedi, l’importante, come mi ha insegnato il mio amico Dario Tonani, non è tanto il tempo che passi a scrivere, quanto il costringerti a farlo con regolarità: scrivere magari anche una sola cartella al giorno, ma tutti i santi giorni, che tu ne abbia voglia oppure no. Sembra controproducente (e magari un po’ lo è, visto che solo una frazione di tutto questo lavoro vede poi davvero la luce), ma il beneficio che ne ricavi in termini di esercizio è inestimabile.
Da quando ho iniziato a esercitarmi così, nei giorni lavorativi passo alla tastiera tre o quattro ore, ogni sera dopocena, tutte le sere: di solito corrispondono a cinque o sei cartelle per seduta. Durante i weekend, invece, possono diventare anche tre, quattro volte tanto. Il mio record, al momento, l’ho stabilito per “Alla deriva” (Chew-9 #15, uscito il 15 aprile scorso): 150.000 battute in una settimana, le ultime 80.000 delle quali in un unico weekend. Il record dei non festivi è invece di 90.000 battute in tre giorni, ma non è omologabile perché il racconto in questione non è stato pubblicato (…ancora. Lo sarà abbastanza presto, a detta dell’editore, e voi sarete i primi a saperlo, appena potrò annunciare la data di uscita).
Ovviamente questo si riferisce alla scrittura vera e propria: oltre a questa occorre considerare anche le ore che impiego per pensare alla trama e organizzare le idee… cosa che faccio in ogni momento libero della giornata: sotto la doccia, sull’autobus, durante le riunioni di lavoro… ah, no, quelle no, come non detto.

3) Per Daniela: Com’è nata l’idea di Joanna e delle sabbie radioattive? È stato difficile per te cederla a qualcun altro?

Daniela: Venivo da una sessione piuttosto intensa di gaming estivo con il mio fidanzato. Il gioco in questione era Fallout New Vegas. Ho sempre amato la saga di Fallout, così la settimana dopo, obbligata senza internet e confinata a quella che io chiamo “Silent Hill” (la casa delle vacanze) con i miei genitori, continuai a giocare da sola.
Poi a un certo punto mi è piombata davanti l’immagine di una Joanna diciannovenne armata fino ai denti e indiani con la maschera antigas. Il fatto di aver giocato ininterrottamente a un gioco atompunk per otto ore consecutive potrebbe aver influito.
Da lì buttai giù di colpo un intero racconto (sembravo abbastanza sotto acidi), cosa rarissima per i miei standard (sono lentissima a scrivere, ci impiego davvero tanto). Ero sicura che la protagonista dovesse essere una donna forte. L’ambientazione ovviamente era stata influenzata dal videogioco, ma l’aggiunta del western è stata una decisione presa all’improvviso: doveva essere qualcosa che io non avessi mai scritto e che nessuno avesse mai letto.
Da lì il racconto venne poi rifinito (era intorno alle 60000 battute, anche qui un record per me) da me, Ewan e Livin Derevel. Loro sono stati i miei primi lettori e il loro entusiasmo per la storia mi ha fatto capire che avevo in mano qualcosa di speciale (per chi non lo sapesse Ewan e Livin sono i recensori probabilmente più crudeli di Scrittevolmente, due persone che non si sono mai fatte problemi a stroncare più di una mia produzione).
L’ho tenuto in cartella per qualcosa come due anni, aggiungendo e togliendo, iniziando a concepire le cose tutte intorno, ma vagamente. Poi un giorno, presa da un impulso improvviso, la mandai ad Alain, che è un autore e amico che stimo moltissimo e speravo potesse darmi un parere più “esterno” da uno che aveva letto raramente qualcosa di mio. La risposta è stata un’offerta che non potei rifiutare e di cui non mi pento assolutamente. Joanna è capitata in mani d’oro.

4) Per Alain e Daniela: Secondo voi qual è il metodo giusto per promuovere le proprie pubblicazioni? Bisogna sapersi vendere o basta che la casa editrice faccia il suo lavoro?

Alain: La casa editrice il suo lavoro lo fa anche (be’, non tutte; ma quelle oneste sì); il problema è che di libri ne escono così tanti ogni giorno che, per quanta promozione si faccia, la tua finestra di visibilità è comunque di poche ore. Su Amazon, per esempio, le vendite devi farle il primo giorno, oppure rischi il flop. Così, l’unica possibilità che hai tu come autore è di diffondere più che puoi la notizia di ogni nuova pubblicazione e fidelizzare il tuo pubblico, coltivandolo pian piano, uscita dopo uscita. E vedi di non toppare, perché è più facile perdere dieci lettori che conquistarne uno nuovo.

Daniela: Le piccole case editrici non fanno quasi mai promozione o, se la fanno, hanno mezzi limitati alle proprie dimensioni. È questo il problema, le dimensioni della CE con cui pubblichi e se ha o meno un ufficio stampa.
Ma bisogna senz’altro vendersi e proporre le proprie pubblicazioni agli altri, ma senza diventare asfissiante.
Concordo inoltre con Alain: è su Amazon che si decide o meno il successo.

5) Per Alain: Sei molto attivo nel forum di Writers Magazine Italia, in breve WMI, e hai pubblicato alcuni dei tuoi racconti con Delos Books, come descriveresti la tua esperienza in merito?

Alain: Ideale. La comunità di scrittori (molti dei quali presenti qui stasera: YAY!) che orbita attorno alla rivista Writers Magazine Italia è una delle realtà più vive e talentuose che io conosca, e sono quasi tutti talenti “nati in casa”, e formati grazie alla rivista stessa (il cui abbonamento vale ogni stilla del sudore spremuto per studiarci) e alle innumerevoli iniziative che Delos lancia a beneficio degli esordienti… e di quelli che vorrebbero diventarlo… e di quelli che lo sono stati.
Ma il bello di questo ambiente non sono tanto le opportunità di pubblicazione (comunque numerosissime), quanto la collaborazione attiva di ciascun membro per supportare tutti gli altri e per aiutarli a crescere professionalmente: a differenza di altri ambienti, qui è più facile che un lavoro venga smontato e vivisezionato per capire come migliorarlo, invece che lodato così com’è, magari con un “bellissimo” che non serve a nulla se non a nutrire l’ego dell’autore. Magari l’autore preferirebbe il “bellissimo”, è umano e comprensibile; ma non è così che si cresce. Quello che scrivo bene lo capisco da me: voi ditemi dove sbaglio, altrimenti come faccio a migliorare?
Se sei disposto a veder smontare la tua creatura e farti sbattere sul naso i tuoi errori, allora il forum WMI è il tuo ambiente naturale. Se preferisci un semplice “bellissimo”, ce ne sono tanti altri.

6) Per Daniela: Alain ci ha detto che un episodio di Trainville, l’ultimo di questo primo ciclo, sarà scritto da te. Ci puoi dare qualche anticipazione?

Daniela: L’episodio che ho scritto, ovvero il racconto originale di cui vi ho raccontato prima è da considerarsi il finale dell’intero arco narrativo, che in questo caso va a porsi nella seconda stagione (o terza, dipende da come taglieremo il tutto). Vedremo una Joanna diciannovenne che conclude la sua storia in una resa dei conti abbastanza spettacolare.
Ho però pensato anche a degli spin off.

7) Per Alain: Per ora stai pubblicando racconti o serie di racconti. Quando vedremo la pubblicazione di un tuo romanzo?

Alain: A me lo chiedi? Chiedilo agli editori! Quando scrivevo racconti, mi chiedevano romanzi; adesso che scrivo romanzi, mi chiedono di spezzarli in racconti. Mai contenti, vero?
Trainville, per esempio, all’inizio era stato concepito come un romanzo. È stata Delos, e nello specifico il diabolico Silvio Sosio, a chiedermi di convertirlo in forma di episodi e di trarne un’intera serie. Anzi, almeno due, visto che più avanti nell’anno vedremo una seconda stagione di Trainville che porterà a compimento la storia di Joanna; e non è escluso che poi, lettori permettendo, non si possa proseguire a esplorare lo stesso mondo “con altri occhi” (e non vado oltre, ma chi ha orecchi per intendere intenda).
A parte Trainville, comunque, ho in cantiere diversi progetti, sia ancora nel filone steampunk, sia nel giallo, sia nel mainstream. Anzi, per quest’ultimo… no, non prometto niente: vedremo, ok?

8) Per Alain: Hai ricevuto proposte da grandi case editrici, le cosiddette Big, o hai mai inviato loro qualcosa? Raccontaci la tua esperienza!

Alain: Perché, Delos non è una Big? Ok, magari una “big” con la “b” minuscola… no?
Più “Big” di Delos… be’, vediamo: ho incrociato per un po’ la strada narrativa con i Gialli Mondadori, come ben sai. Tre racconti pubblicati tra il 2012 e il 2013, e discretamente ben accolti dal pubblico, credo. Esperienza notevole, specie quella di “Giallo 24”, la manifestazione organizzata da Radio 24 e il Giallo Mondadori: un microgiallo di una pagina che è stato letto durante la trasmissione radiofonica, seguito dalla sua versione estesa, pubblicata da Mondadori in un’antologia tematica qualche mese dopo. Bella esperienza, grande visibilità. Soldi zero, ovviamente: ma se ti interessano i soldi allora hai sbagliato mestiere. Ho sentito che nella Nazionale di calcio si sono appena liberati un sacco di posti di lavoro: fatica poca, paga buona. Va’ a fare il calciatore: è più facile che scrivere e guadagni senza dubbio molto di più.

9) Per Daniela: Hai molte passioni. Da poco, abbiamo letto nel web, hai iniziato un corso di fumetto. Hai sempre avuto la passione per il disegno? Una volta finito il corso, che progetti hai a riguardo? Magari il fumetto di Trainville?

Daniela: Sin da piccola ho desiderato disegnare fumetto, ma il mio talento nel disegno è andato a scemare negli anni e infine ucciso a causa degli eventi della mia vita. All’alba dei 28 anni, stufa di non fare quello che ho sempre desiderato, mi sono iscritta al triennio di Fumetto alla Scuola Internazionale di Comics di Torino, iniziando con un pre-corso estivo per ritrovare quelle skills da tempo perdute.
Il fumetto su Trainville non è un’opzione, ma un solido desiderio. Il problema principale del mio processo creativo è che penso per immagini, cosa che mi rallenta tantissimo nella scrittura, ma che invece trova sua naturale conseguenza nel fumetto.
In ogni caso, il corso propone di portare lo studente al terzo anno con tre progetti, i quali saranno quasi certamente o altre storie mie (sto pensando a una saga chiamata Dark Galaxy, di fantascienza) oppure scritte da Hush ed Ewan, entrambi studenti della Scuola Internazionale di Comics, a indirizzo Sceneggiatura.
Ma la trasposizione di Trainville è sicuramente una delle prime cose a cui mi dedicherò (e nel frattempo sarà bene che Alain impari a scrivere anche sceneggiature!).

10) Per Alain e per Daniela: Cosa vi piace leggere, quali sono gli autori a cui vi siete ispirati e gli esordienti che vi hanno colpito finora?

Alain: Come dicevo all’inizio, preferisco il “diversamente reale”. Tra i miei autori prediletti, come ripetevo altrove, c’è gente come Saramago, Calvino, Eco, Borges, Marquez, Murakami, Gaiman: tutta gente che ha sparso fantasia a piene mani nelle sue opere.
Tra gli esordienti, non posso non citare tutti gli autori della scuderia Delos, molti dei quali qui presenti (YAY!)
A citarli uno per uno rischierei di dimenticare qualche nome e attirarmi odio perenne, quindi li abbraccio tutti collettivamente, Teletubbie-style: c’è chi è già un po’ più avanti e chi sta ancora macinando esperienza, ma sono tutti bravissimi, e io sono orgoglioso di far parte della squadra, e spero di continuare a farne parte a lungo.

Daniela: Il mio autore preferito è Umberto Eco, ma amo la fantascienza e l’horror. Ma è nel mondo del fumetto che vanno a porsi i miei scrittori preferiti: Garth Ennis (Punisher, Nick Fury, Hitman, Judge Dredd, Crossed, The Boys, Preacher), David Lapham (Crossed, Caligola, Deadpool) e, per gli italiani, Roberto Recchioni (John Doe, Asso, Ammazzatine, Ucciderò Billy the Kid, Dylan Dog).
Gli esordienti che invece “mi tengo vicini” come Mamma Chioccia sono ovviamente Alain Voudì (eh insomma :D), Andrea Santucci (Ewan), Alex Montagono (Hush), Livin Derevel, Alexia Bianchini ed Enrica Aragona. Tutti gli amici miei, insomma.

Grazie a Daniela e Alain per la loro disponibilità.

Potete leggere il resto dell’intervista seguendo il link all’evento su Facebook.

A presto!

 

3 thoughts on “Intervista ad Alain Voudì e Daniela Barisone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *