Il paradiso secondo Cripple – Racconto vincitore del Lab di giugno 2014

Immagine di Elodie Marnot
Immagine di Elodie Marnot

«Un uomo, nella vita, ha due scelte» diceva lo sceriffo, Bill Cripple Swans.
«Può starsene buono sulla strada che ha tracciato suo padre, e ritrovarsi tale e quale a lui, nella stessa merda. Oppure, se ha abbastanza fegato, può alzare i tacchi e fare la sua storia, per ritrovarsi comunque nella merda. Ma…»
A quel punto Cripple si prendeva una pausa, ingollava il fondo di acquavite lasciando colare le gocce tra la barba bianca e fissava chi gli stava di fronte.
«Ma non si azzardi a cambiare una volta che ha deciso! Finirà morto ammazzato. Se lo prenderà la polvere.»
Di fronte a lui c’era Virgil, il figlio del dottore. Con i numeri andava forte e aveva deciso di fare il contabile. Cripple vedeva bene che quel timido ragazzo non avrebbe mai sparato un colpo.«Perché mi sta dicendo questa cosa?» Virgil guardava un po’ il vecchio sceriffo e un po’ il resto del saloon. A ogni tavolo c’erano uomini sudati e ubriachi che urlavano, ridevano e imprecavano. Le mani troppo vicine alle fondine.
«Virgil, è tutta qui la storia! Non c’è altro da sapere. Hai preparato le tue cose? I tuoi fogli sono in ordine?»
«Certo, sceriffo.»
«Bene, questa volta Silas lo inchiodiamo, vivo o morto. Ora vai a casa a dormire. Domani partiremo all’alba.»
Virgil salutò e uscì svelto dal saloon. Riuscì a dare uno sguardo furtivo allo scalone, nella speranza di vedere qualche sottana provenire dalle stanze di sopra.
Bill Cripple Swans chiamò un’altra acquavite.

Lasciarono Candelaria che era ancora buio. Ben presto abbandonarono la strada maestra per dirigersi a ovest, verso Miller Mountain. I canyon e le montagne rocciose erano muti e coprivano tutto l’orizzonte mentre il sole, a picco sui loro cappelli, non dava tregua. Il passo cadenzato dei due cavalli scandiva il tempo, e spesso era l’unico rumore che sentivano.
«Virgil, saluta il Nevada e preparati al fottuto vento della California.»
Il ragazzo osservava lo sceriffo.
Cripple, lo zoppo.
Gli avevano dato quel soprannome per il modo di tenere il fucile. Il calcio sotto l’ascella, la lunga canna del Remington a scendere in verticale fino al polpaccio destro. Lo portava come una stampella. L’impressione era tale che pareva zoppicare quando camminava.
Nessuno ha paura di uno zoppo; lo affrontavano ridendo, i pistoleri. Avevano ancora il sorriso stampato quando si accorgevano di avere un buco in pancia. Una mano all’addome, sangue e gli occhi a guardare increduli la canna del Remington che li fissava. Cripple ritto in piedi a sputare per terra.
Era un buono, Cripple. Buono e incorruttibile, come suo padre. Se ti ammazzava, era perché avevi esagerato. Altrimenti, conti alla mano, ti ammanettava e ti portava in cella dicendoti perché avevi sbagliato.
Da qualche giorno a Candelaria si vedevano facce sorridenti. I fratelli Donovan, che avevano il compito di sostituirlo durante il viaggio, erano particolarmente allegri.
Tutti volevano bene a Cripple, davanti.
Tutti speravano che morisse, appena si voltava. Perché nessuno aveva più voglia di rispettare la legge.
Lui, vecchio e nodoso come una radice di sequoia, restava in piedi mentre tutta la frontiera si dissolveva.
Silas era la sua ultima occasione. Nessuno voleva più mettercisi contro. Le sue pistole avevano sempre la prima parola, e anche l’ultima. Con lo stupro della ragazzina al pueblo aveva però passato il segno.
«Come fa a sapere che lo troveremo a Bodie?» chiese Virgil.
«L’hanno visto al lago Mono, cinque giorni fa. Bodie è una città ricca, c’è posto per tanti affari. E’ sicuramente diretto lì. Poi a Bodie lavora Tessa.»
«E chi è?»
«La donna più bella che potrai mai vedere. Bianca, bianca come una tazza di latte appena munto. I suoi fianchi sono così morbidi, potresti impazzire a toccarli troppo. E poi quel profumo. Tutta la sua stanza è colma di quell’odore. Le tendine, il lavatoio, la camicia, i capezzoli enormi, i fazzoletti rosa, il suo sesso. L’odore del paradiso. Se mai dovessi morire, quello sarebbe l’ultimo ricordo che vorrei avere!»
Virgil era eccitato. Era vergine, ma la sua fantasia correva.
«Ha un piano, Cripple?»
«Tessa, quando era a Candelaria… siamo stati amanti. Mi deve un favore, diciamo.» Lo sceriffo abbassò lo sguardo sui suoi speroni e smise di parlare.

Il viaggio durò dieci giorni. Attraversarono il confine incrociando i cantieri della ferrata. Arrivarono al lago Mono, e iniziarono a salire verso il Potato Peak. Quando furono a poche miglia da Bodie, il vento iniziò a ululare.

L’eco metallico e polveroso di uno sparo li svegliò di soprassalto.
«Maledizione…» imprecò Cripple prendendo il binocolo.
Virgil scattò in un movimento sgraziato e cercò tentoni gli occhialini appoggiati al suo fianco.
«Hanno giustiziato un messicano davanti alla chiesa. Tranquillo, Virgil.»
Erano al riparo dietro un grande cespuglio di arbusti, al lato della strada che usciva da Bodie per inerpicarsi sulla montagna.
Il ragazzo aveva il fiato corto. Guardava Cripple e lentamente ritrovava la tranquillità; il Remington, la borraccia con l’acquavite, la pelle dello sceriffo, scura, che si confondeva con la stoffa della camicia. Odore di sudore mischiato a quello di cavallo.
«Era il mio turno di stare sveglio, scusami, ragazzo!»
«Fa niente, Cripple. Ha passato una bella nottata almeno?»
«Tessa è sempre la più bella, Virgil. Fa anche le carte. Ha detto che gli uomini non si accontenteranno mai. Arrivati al confine, si prenderanno il cielo. Quando tutto sarà finito, ci andremo insieme. Ti andrebbe di conoscerla?»
«Ecco, vede…»
«Va bene, va bene. Non sarai mica una checca, eh? Non c’è miglior modo di perdere la verginità!» Cripple si allungò verso la borraccia.
«Allora è tutto a posto?»
«Certo! Siamo d’accordo, questa volta Silas è fottuto.»

A turno prendevano l’acqua al fiume. La carne che gli aveva dato Tessa stava per finire. Virgil, nel suo abitino tutto preciso, sembrava sempre più malconcio. Il tempo stringeva e Cripple ficcava gli occhi nel binocolo sempre più spesso. Poi, all’alba del terzo giorno, Silas si mosse. Il suo cavallo grigio non era più alla locanda. Cripple passò in rassegna tutta la città: il ranch rigoglioso a est, l’ufficio postale, la rozza prigione e la banca di fattura più solida; tutti gli edifici si affacciavano ritti sulla via centrale, con le assi di legno imbarcato a dare una strana simmetria che portava al campanile della chiesa, là in mezzo, a giudicare su tutto. Alla fine lo vide. All’emporio. Stava salendo in sella e sorrideva al proprietario. Il cavallo carico. Come gli aveva detto Tessa, sarebbe andato ancora più a ovest.
«E noi lo aspettiamo!» si lasciò scappare ad alta voce.
«Co… cosa è successo?»
«Virgil, Silas passerà di qui a breve. Ci siamo. Tu non devi fare niente, e soprattutto, devi portare a casa la pelle, l’ho promesso a tuo padre. Mettiti sotto ai cespugli e nascondi le sacche. Io vado a legare i cavalli laggiù. Ti chiamerò quando tutto sarà finito.»

«Hey, tranquillo, Virgil!»

«Silas!»
«Bill Cripple Swans… che sorpresa! Puoi abbassare quel cannone?»
«Questa volta no, Silas. Se butti le pistole, ti arresterò soltanto. Ho tutte le carte per metterti dentro. Altrimenti ti ucciderò. Sai, quella storia della ragazzina, al pueblo… non mi è piaciuta per niente.»
«Ha ha… che sentimentale. Non l’avrei mai detto, Cripple.»
«Allora?»
Un vento forte scese dalla parete della montagna. I due uomini si mossero insieme. Due colpi rimbombarono nella valle per un tempo infinito.
Cripple appoggiò la canna del fucile per terra. Vi si aggrappò proprio come uno zoppo, prima che le gambe cedessero.
Silas infilò le Colt nelle fondine e arrivò ai piedi dello sceriffo.
Respirava forte, un buco in pancia e uno vicino al cuore. Gli occhi vitrei.
«Cripple, Cripple… non è affar tuo corrompere la gente. La tua puttana ha ascoltato il miglior offerente. Ha caricato a salve il tuo fucile, non le mie pistole.»
Si chinò sul corpo morente.
«Mi ha detto di darti questo» gli disse calcandogli un fazzoletto rosa in bocca «Addio.»
Silas si diresse verso i cespugli.
«Ragazzo, dammi tutte le carte e ne uscirai vivo.»

Dopo due ore Virgil uscì dagli arbusti.
Il corpo di Cripple si confondeva con la sabbia sotto quel sole obliquo. Aveva ancora gli occhi aperti, lo sguardo sereno.
Gli sfilò il Remington dal braccio duro. Prese la sacca con le pallottole e partì a testa bassa verso la città di Bodie.

Il racconto che avete letto è opera di Jonfen ed è risultato il vincitore tra quelli che hanno partecipato al Laboratorio di giugno 2014. Il tema da seguire era stato scelto da Ariendil (vincitrice del Lab di maggio 2014).

La traccia scelta da Ariendil era: Il selvaggio West
L’ambientazione western andava intesa sia in senso geografico che temporale.

Il limite massimo del testo era di 8000 caratteri (spazi inclusi).

 

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