Altrisogni presenta: Ore nere – Recensione

ORE NERE, AltrisogniTitolo: Ore Nere
Anno: 2014
Editore: dbooks
A cura di Christian Antonini e Vito Di Domenico, rivista Altrisogni
Formato: ebook
Prezzo: €2.90Presentazione dell’antologia (dal sito dello store online):
Molte cose possono accadere durante le ore nere: i morti camminano, i demoni percorrono la Terra, le peggiori minacce si tingono di sangue e l’impossibile irrompe nel quotidiano. In Altrisogni presenta: Ore nere troverete otto frammenti di buio, otto rintocchi inquietanti, uno per ciascuna delle ore più oscure della notte, dal tramonto del sole fino al sorgere di un nuovo giorno. Ecco cosa vi aspetta tra queste pagine: frammenti di materia di cui sono fatti gli incubi, selezionati e curati per voi dalla redazione di Altrisogni – Rivista digitale di horror, sci-fi e weird. Tra le opere presentate spicca il racconto vincitore del Premio Speciale Altrisogni e finalista del Premio Letterario “F. M. Crawford”: Il quadro, di Yuri Abietti. Eterogenee per temi, contenuti e stili di scrittura, le otto opere selezionate sono l’efficace risultato di un attento lavoro di scrittura e revisione, e sono firmate da alcune delle penne più interessanti della nuova narrativa di genere italiana.– Il quadro, di Yuri Abietti
– Squali, di Valeria Barbera
– Christmas killer, di Sandy Ecker
– Guerra segreta, di Daniele A. Galliano
– La lingua di Satana, di Matteo Pisaneschi
– In trance, di L. Filippo Santaniello
– Registrazione n.122, di Davide Schito
– L’occhio dell’abisso, di Lia Tomasich

Recensione Luna:

Un’antologia dai tratti cupi e Lovecraftiani che è riuscita a sorprendermi in positivo. E’ raro trovare nella letteratura orrorifica italiana delle così belle penne. Ammetto di esserne rimasta piacevolmente incantata.

La prima storia, Il quadro, spicca sulle altre per la chiusa ben congegnata, letteralmente “da brividi”. L’autore è riuscito in un’unica battuta a dare la stoccata finale e definitiva a una storia già interessante. Non mi sorprende che abbia vinto il premio Altrisogni, trattandosi anche del racconto che ho più apprezzato fra gli otto.

Riuscire a inquietare con una storia al giorno d’oggi è più difficile che in passato, sommersi come siamo da stimoli visivi provenienti dal cinema e dalla televisione.
Agli autori di questa raccolta va quindi dato il merito di essere riusciti nell’intento, di aver fatto provare inquietudine e angoscia nel lettore, di aver scritto storie per nulla banali e nel complesso tridimensionali.

Nonostante si tratti di racconti brevi, tutte e otto le storie annoverano personaggi ben caratterizzati e contestualizzati. Molte di esse, come Squali di Valeria Barbera e Guerra segreta di Daniele A. Galliano, spiccano per il contesto vivido che fa loro da contorno. La prima ambientata ai giorni nostri, ma in un contesto sociale camorristico che si distingue per la crudeltà, la seconda ambientata durante la seconda guerra mondiale. Entrambe lasciano intuire un lavoro accurato di ricerca e studio fatto prima della stesura, sia a livello linguistico (i dialetti e le espressioni gergali utilizzati con acutezza), sia a livello storico-sociale (comportamenti tipici dell’epoca o di quel gruppo sociale, utilizzo delle attrezzature etc).

In questa antologia angoscia e inquietudine si mescolano, le paure e gli incubi di ognuno di noi vengono messi a nudo. Si passa dal terrore per il sovrannaturale con tanto di riferimenti biblici de La lingua di Satana di Matteo Pisaneschi, a un orrore più umano e concreto di Christmas killer di Sandy Ecker. Entrambi questi racconti toccano un tema che è molto vicino a noi scrittori: quello dell’editoria, della letteratura e della scrittura. Ma lo fanno in modo diverso e trasmettono sensazioni diverse, più inquietante il primo a livello inconscio, più pauroso il secondo a livello fisico.

Registrazione n.122 di Davide Schito è caratterizzato da una prosa fluida e un tema toccante. La paura si mischia con la compassione per quella che è la vera vittima della tragedia descritta.

In trance, di L. Filippo Santaniello, si distingue dagli altri per i dialoghi verosimili e ben resi; mentre L’occhio dell’abisso, di Lia Tomasich, ha come tratto distintivo le descrizioni minuziose e puntuali.

Insomma, una gran varietà di racconti che vale la pena di leggere per ambientazione, stile e trama.
Un’antologia che va presa in grande considerazione. Ai lettori del genere horror non posso che consigliarla, ma mi sento di proporla anche a chi segue la narrativa italiana in genere perché questi esordienti meritano di essere letti.

Voto: 5Stellina-nuova1

Recensione Bee:

Una bella raccolta di storie dell’orrore, quelle storie che non hanno bisogno di spargimenti insensati di sangue e scene splatter per far paura, ma che insinuano nel lettore un dubbio terribile e lo rendono reale. Storie che catturano, che ti portano al fianco del protagonista e ti fanno sbarrare gli occhi insieme a lui. Alcune più spaventose di altre, ma tutte capaci di lasciar dentro una scheggia di inquietudine.

Il quadro, di Yuri Abietti.
Un tema usato spesso, quello del dipinto “vivo”, ma che l’autore ha saputo padroneggiare mettendoci qualcosa di nuovo. Le descrizioni oniriche sono molto vivide e ben calibrate, non danno la sensazione di star leggendo qualcosa di già visto; c’è un’interazione con l’artefice delle vicende narrate che dà una svolta al finale, e fa di questo racconto un piccolo gioiello.
Avrei però evitato una buona manciata di corsivi: ce ne sono alcuni messi a sottolineare informazioni che il lettore ha già ampiamente intuito e apprezzato, uso che personalmente non sopporto.

Squali, di Valeria Barbera.
Anche qui avrei sfoltito molti corsivi, che interrompono la narrazione invece di agevolarla: sono per la maggior parte termini dialettali che si sarebbero capiti benissimo lo stesso.
Avrei anche evitato, al posto dell’autore, la “caduta” scenica nella merda: è un racconto cattivo, senza mezzi termini, con un linguaggio giustamente colorito e dei personaggi infami, e già questo lo rende un ottimo testo, quel “di più” non mi sembrava necessario.
Ho apprezzato particolarmente lo stile duro, alcune metafore azzeccatissime, e il finale! Mi ha fatto venire prurito ai piedi.

Christmas killer, di Sandy Ecker.
Come si fa a non amare l’inizio di questo racconto, se si ha avuto almeno una volta a che fare con scrittori convinti di aver partorito il capolavoro del secolo? Empatia immediata con il protagonista, sorrisi sarcastici stampati sulla faccia nel seguire la prima parte della sua disavventura.
Poi i sorrisi spariscono, arriva il terrore. Il suo, e il mio che già gli volevo bene e seguivo preoccupata quello che gli accadeva via via.
Questo è il racconto che mi ha lasciata più spiazzata. Perché il dubbio terribile che possa succedere davvero, in alcuni ambienti che bene o male bazzichiamo, c’è. E rimane là senza poterlo scacciar via.

Guerra segreta, di Daniele Galliano.
Ho avuto qualche difficoltà a calarmi nella scena iniziale, forse per via dei tempi verbali non adeguatamente differenziati. Quando la narrazione si sposta interamente sul protagonista sono riuscita a seguire i suoi movimenti senza ostacoli.
Ho trovato una somiglianza notevole, per stile e contenuti, con Lovecraft; infatti Lovecraft non mi spaventa, così come non mi ha spaventato questo racconto. L’ambientazione storica è stato il tocco in più rispetto al Maestro, che però non ha preso abbastanza spazio nella storia per rimanermi dentro.
Leggo nella biografia dell’autore che questa somiglianza è voluta, quindi da questo punto di vista il lavoro è eccellente. Purtroppo a me non piace, ma sono gusti.

La lingua di Satana, di Matteo Pisaneschi.
A parlare del diavolo si rischia sempre di cadere nel già visto, nel già detto, nel banale.
L’idea del “libro ideale” è buona, molto buona, ma è rimasta troppo sul vago per catturarmi, spaventarmi, lasciarmi qualcosa che finora non avevo ancora trovato in altri racconti simili.
Scritto molto bene, con una caratterizzazione di Satana intelligente e non ovvia, ma poco altro a supportare questa figura.

In trance, di Filippo Santaniello.
Ovvero Filip Fromell, di cui avevo letto quasi per sbaglio – e adorato – un racconto intitolato “Macabradabra”. Non mi ha deluso nemmeno stavolta.
L’idea è ottima: prendere qualcosa di cui ormai s’è detto tutto, e aggiungere un piccolo, inquietante dettaglio moderno. Inquietante davvero, se solo si pensa a quante telecamere, videocamere, macchinette digitali e compagnia bella sono costantemente accese attorno a noi. Questo racconto è, tra tutti, quello che mi ha lasciato più insoddisfatta. Non perché sia brutto, assolutamente! Perché volevo che la storia continuasse!

Registrazione n.122, di Davide Schito.
Inizia in modo perfetto, questa storia: il modo di parlare della voce narrante è così vivo, così reale, che sembra davvero di ascoltare una registrazione, una persona normale che si racconta.
Poi, bruscamente e troppo presto, lo stile diventa “normale”, quello di un qualsiasi testo, e la sensazione di “voce registrata” svanisce. Nessuno al mondo parlerebbe in quel modo, addio sospensione dell’incredulità, il titolo stesso del racconto perde il suo senso.
Lo riacquista sul finale, senza purtroppo dare quel tocco di orrore che mi aspettavo.

L’occhio dell’abisso, di Lia Tomasich.
Quante volte abbiamo letto storie di navi fantasma? Eppure credo di non averne mai trovata una con questo punto di vista, con queste sensazioni, con questa tristezza di fondo.
Qui sono le descrizioni dei personaggi e di ciò che accade ai loro corpi a dare il tocco orrorifico, ma sono descrizioni necessarie, funzionali, mai esagerate. Non provocano “schifo”, ma vera paura.
Dopo il truculento (che ci sta!) rimane un senso di perdita, di angoscia, di tristezza appunto. Sono emozioni insolite per un racconto dell’orrore, che ho davvero apprezzato.

In generale questa raccolta ha molti pregi.
Bravi autori, chi più chi meno secondo i gusti, belle storie, qualcuna più qualcuna meno sempre seguendo il gusto personale, ma nel complesso un buon lavoro. Un’antologia che si legge di corsa, volentieri, altalenando tra sensazioni diverse. Alcune possono non piacere, ma rimane il fatto che sono state suscitate, cosa che non accade quando si leggono lavori mediocri.
Una nota di merito va anche a chi ha editato e impaginato questa raccolta: un lavoro certosino, privo di refusi o di punteggiatura a random, altra rarità – ormai – in ambito editoriale. Il piacere della lettura è dato in buona parte dall’impatto visivo, e un lavoro come questo aggiunge piacere al piacere.
Altrisogni lavora bene, questa antologia ne è la dimostrazione!

Voto: 4Stellina-nuova11
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Le recensioni che avete letto è opera di Luna e Bee.

28 thoughts on “Altrisogni presenta: Ore nere – Recensione

  1. Grazie allo staff di escrivere.com e in particolare a Luna e a Bee per le recensioni puntuali e utilissime 🙂
    Confermo che con Altrisogni si lavora davvero bene ed è un piacere far parte dell’antologia. Buona giornata 🙂

  2. Grazie mille per la bellissima e accurata recensione, ragazze 🙂
    Se fosse possibile rettificare il mio cognome (Ecker, non Becher) vi sarei ancora più grata 😉
    Siete state davvero gentilissime e carine.

    1. Ragazzi, grazie a tutti voi per i bei commenti. È stato un piacere leggervi!
      Mi scuso con Sandy Ecker per l’errore col suo cognome 🙁 Ho provveduto subito a sistemare 😉

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