Guerriero – Racconto commemorativo

Edward Morgan ForsterEro molto preoccupato.
Stavo per raggiungere la biblioteca del Maestro con l’idea fissa della lettera da poco ricevuta. Sapevo che c’erano stati preoccupanti problemi di salute, ma la convocazione urgente e il tono usato mi facevano presagire il peggio. Bussai e quella che sentii fu una voce flebile, leggera, quasi lontana.
Ho sempre amato quella stanza. I testi erano perfettamente allineati in quella immensa libreria che occupava tutte le pareti, interrotta solamente dalle ampie finestre, le cui tende leggere facevano entrare la luce del giorno. Il mobilio si componeva di una massiccia scrivania in legno antico, un tavolino con sedie e un bel divano di velluto marrone a strisce, sopra un tappeto rosso vivo. Negli angoli risplendevano quattro bellissime piantane che donavano alla stanza una calda luce nelle ore notturne.

Il Maestro, seduto vicino alla scrivania, mi stava guardando. Il viso era acceso da un piccolo sorriso e da quegli occhi azzurri che sapevano infiltrarsi nell’anima delle persone.

“Buongiorno Maestro”.

“Buongiorno Anthony, siediti qui e grazie per essere venuto”.

“Sono un suo fedele servitore. In cosa la posso aiutare?” aggiunsi, mentre mi mettevo sulla sedia di fronte a lui.

“Caro Anthony, non è un mistero che la mia salute sia in una fase di grande peggioramento. Credo che le cure non procurino l’effetto desiderato e mi sembra di avvertire una strana inquietudine interiore che percepisco come preludio a un triste futuro”.

Effettivamente non avevo mai visto il maestro così affaticato. Sembrava l’ombra di se stesso, come se il suo essere e la sua vitalità fossero stati ricoperti da un velo bianco. Spento, ecco il termine esatto.

“Maestro, non esiti a chiedermi qualsiasi cosa le possa essere utile”, rimarcai, mentre il mio cuore stava rallentando la sua corsa, attaccato da un nuovo dolore che reclamava spazio.

A volte ci illudiamo che l’apparenza inganni, ma non sempre è così e quando sbattiamo contro la realtà dei fatti, allora, il trauma è acuto. Mi immaginavo senza di lui, senza la sua intelligenza, il suono della voce, i ragionamenti e improvvisamente mi scoprivo profondamente solo.

“Come sai” riprese il Maestro “con i miei romanzi ho affrontato tante battaglie e quelle stesse persone che vedevo nemiche hanno inspiegabilmente apprezzato la mia opera. Le donne che ho descritto erano delle eroine che riuscivano, in nome dell’amore, a superare i confini della rigida educazione inglese. Ho analizzato i conflitti di classe e di culture, mondi sovrapposti che si incontravano per poi rifiutarsi. Ho evidenziato i legami familiari, l’importanza dell’origine e della discendenza, trattando anche temi inerenti l’ingiustizia e il male di cui l’uomo è vittima e artefice. In definitiva, mi sono prodigato per fare quello che più sentivo, senza paura, cercando di non ingannare i miei ideali e le mie convinzioni”.

“Certo Maestro, lei è unico. La sua opera sposerà l’eternità”.

“No Anthony, tu sei giovane e quando si è giovani come te si pensa che nella vita tutto sia possibile e infinito. Io sono vecchio e so che tutti noi siamo solo parentesi che si aprono per poi chiudersi, e il contenuto difficilmente uscirà dai confini del presente”.

Che strano! Guardavo il Maestro e non lo riconoscevo. Non capivo le sue parole. Era diventato estraneo all’immagine che conservavo nella memoria. Improvvisamente lo vedevo debole, bisognoso di quelle cure che solo l’affetto (o l’amore) avrebbe potuto elargire.

“Arrivo al dunque, caro Anthony. C’è una battaglia che non ho combattuto, non per la mancanza di coraggio ma perché avrei dovuto scoprire il mio più intimo pensiero, come un diario segreto che non volevo condividere con nessuno” e, mentre parlava, aprì un cassetto ed estrasse un manoscritto che appoggiò delicatamente sulla scrivania.

“Questo è il mio cuore, Anthony, e lo affido a te. Custodiscilo con cura e non pubblicarlo mai. Sarà la mia voce e il mio affetto, come uno sguardo luminoso che si appoggerà su di te. Sarà la mia ombra che si trasformerà in un caldo abbraccio e che ti donerà calore nelle sere in cui il tuo cuore sarà freddo” e dicendo queste parole chinò il capo, come l’ultimo gesto di un guerriero che giunge a fine battaglia.

Tornai a casa con il manoscritto e trascorsi tutta la notte a leggere e a rileggere quelle pagine meravigliose. Piansi, mi odiai, quale immensa cecità aveva colpito i miei occhi, come potevo non avere capito la profondità dei suoi sentimenti. Il libro era rivoluzionario. Non era concepibile un finale come quello. Quell’amore non poteva restare impunito. La felicità non era concessa. Decisi di non perdere altro tempo e di farmi bastare il poco che ci rimaneva, ma la corsa della morte fu più veloce della mia e il Maestro, quella mattina, non si svegliò.

Non so cosa mi spinse realmente. Forse il desiderio di rendere eterno un amore, la voglia di riscatto o la semplice volontà di urlare al mondo il nostro affetto ma, alla fine, decisi di far pubblicare il manoscritto segreto. Il libro fece scandalo, smosse le acque fino a farle diventare tempesta, come previsto.
Spero di poter ricevere il suo perdono, un giorno, ma alla fine non credo gli dispiaccia di aver trovato un guerriero che sguainasse la spada al posto suo.

***

“E adesso non saremo divisi mai più e festa finita”.

I racconti commemorativi di È scrivere

Data evento: 07/06/1970, morte di Edward Morgan Forster

La storia:

Edward Morgan Forster
Londra 01/01/1879
Coventry 07/06/1970

“Maurice” venne scritto nel 1914 e stampato postumo nel 1971. Forster non pubblicò il libro in vita per paura di essere perseguitato, essendo l’omosessualità considerata un reato. La storia immaginata e scritta dall’autore termina con un lieto fine.

I fatti raccontati sono una mia invenzione, in quanto il manoscritto venne ritrovato tra le carte dello scrittore dopo la sua morte. Scusate se ciò potrebbe non corrispondere alla realtà, ma era mia intenzione rendere omaggio a un autore che con le sue opere mi ha fatto sognare… e il sogno non è mai finito.

Pagu

L’autore:

Pagu

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