Recensione: L’alibi della vittima – Giovanna Repetto

Alibi vittimaTitolo: L’alibi della vittima
Autore: Giovanna Repetto
Editore: Gargoyle Books
Pagine: 336
Prezzo: 17,00 €
Formato: cartaceo

Trama (dal sito dell’editore): A Rocca Persa, cittadina dell’agro pontino a pochi chilometri da Roma, fa ogni tanto la sua comparsa Memè, individuo di cui non si sa nulla tranne che fa girare cocaina purissima.
Il Maresciallo Trevisan è sulle sue tracce da mesi, ma l’identità dell’uomo resta ancora un mistero. Perfino per Greta, giovane femme fatale che frequenta assiduamente Memè per “lavoro” e che fa di tutto per sostituirsi a lui nel traffico clandestino.
Al Servizio per le Tossicodipendenze del paese, intanto, l’ostinata assistente sociale Holy Mary e la diplomatica psicologa Lina lottano per debellare il flagello della dipendenza, mettendo a punto percorsi di riabilitazione per un’utenza che spesso si rivolge a loro per problemi ben più gravi della droga.
La sera del 2 settembre viene ritrovato il cadavere di Memè in un appartamento di via Merulana a Roma. La stessa sera molti abitanti di Rocca Persa si trovano nella capitale, ognuno con un alibi più o meno ferreo ma tutti con un movente altrettanto credibile.
Chi è stato allora a uccidere Memè? Il docile Marco, nipote della proprietaria dell’appartamento nonché tossicodipendente di Rocca Persa? Gaetano, ex detenuto per rapina a mano armata? Oppure l’affascinante Greta?

Recensione: La scelta particolare di iniziare il romanzo con ben due prologhi stuzzica sin da subito l’attenzione. Poi pian piano si entra nella storia. Dalla trama ci si aspetta ben presto di trovare un morto e di mettersi alla ricerca dell’assassino, ma non è questo ciò che Giovanna Repetto ha in serbo per i suoi lettori. L’alibi della vittima non è il tipico giallo, in cui si cerca di interpretare gli indizi seminati nel testo, in cui si specula su chi possa essere il colpevole. Si tratta infatti di un romanzo particolare, un romanzo corale vero e proprio, in cui l’autrice fa immergere il lettore nelle vite dei protagonisti; a volte ci ritroviamo nel loro punto di vista, altre scopriamo dettagli sulle loro vite attraverso gli occhi di altri personaggi. Ed è proprio questo il punto forte di questo libro. Non è la soluzione del caso (tra l’altro l’assassinio accade verso metà libro, quindi si fa aspettare), ma la bravura dell’autrice nel dipingere con un linguaggio molto curato, con parole scelte e mai scritte a caso, personaggi che appaiono del tutto reali. Ogni singolo capitolo, ogni singolo paragrafo è studiato nei particolari, ogni parola e ogni virgola misurata e messa al punto giusto. Lo stile, la scrittura della Repetto dimostrano il suo grande talento, è un’autrice che sicuramente va seguita.
Il romanzo si sofferma molto sulle relazioni sessuali dei personaggi. Sul sesso come modo per dimostrare la propria dominanza/sottomissione, sesso come tattica per convincere qualcuno a fare qualcosa. Sesso e potere intrecciati, insomma. Almeno nei personaggi “cattivi”. Quelli buoni, purtroppo, hanno una vita sessuale misera, che li porta ad avere problemi in casa e anche fuori.
Altro punto importante affrontato dalla Repetto è la droga. La scrittrice, psicologa di professione, conduce il lettore attraverso i vari aspetti della tossicodipendenza, attraverso la visita nelle comunità di recupero, e attraverso la lotta interiore dei personaggi che fanno uso di droga. Ma anche qui ci ritroviamo in un gioco di potere. Se da una parte l’autrice ci mostra le vittime della droga, dall’altra riusciamo a dare un’occhiata anche a chi la spaccia e al mondo della malavita romano.
Uno dei personaggi principali è Memè, che tutti conoscono come uno spacciatore di cocaina purissima, ma che pochi hanno visto. Sarà il Bugia, piccolo spacciatore di roba tagliata male, a riconoscere nella foto della vittima il volto di Memè. E da quel momento in poi non ci si chiederà solo chi è stato ad assassinarlo, ma e soprattutto chi è Memè, perché questo non è ovviamente il suo vero nome.
Devo dire che per me l’effetto sopresa non è stato poi così… sorprendente. Ci ero arrivata già da prima che il mistero fosse svelato, almeno per quanto riguarda l’identità di Memè.
Se dovessi dare un voto al romanzo, prendendo in considerazione solo il genere giallo, non potrei dare più di tre stelline. Se invece dovessi dargli un voto tenendo solo conto della bravura dell’autrice nel delineare i personaggi e nell’ottimo uso della scrittura, allora dovrei dargliene cinque. Faccio la media, in quanto L’alibi della vittima è entrambe le cose, e do al romanzo 4 stelline.

Voto:

  4 stelline
timbro escrivere

La recensione che avete letto è opera di Silver.

8 thoughts on “Recensione: L’alibi della vittima – Giovanna Repetto

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