L’apprendista, la Musa e il Maestro – Racconti Commemorativi

323px-Michelangelo_Buonarroti_statuaAnno 1560 – Firenze

 

Quando lei arrivava, il Maestro diventava ancora più intrattabile del solito.
Io non l’avevo mai vista, ma capivo che era nella bottega dall’improvviso silenzio che scendeva, carico di emozione e di un leggero imbarazzo, ma senza alcuna traccia di tensioni o malumori. Era lo stesso silenzio dell’alba, un attimo prima che Firenze si svegli, quando solo gli artisti e la natura contemplano il nuovo giorno. In quel silenzio, udivo di tanto in tanto la sua voce e, quando ero fortunato, la sua risata. Per molto tempo immaginai il suo volto, quello che aveva rapito il Maestro, tanto da volerlo scolpire nella pietra.
Avevamo impiegato molto tempo per scegliere il blocco di marmo giusto tra le decine che giunsero da Carrara, finché non trovammo l’unico che contenesse la sua immagine. Il Maestro l’avrebbe liberata dalla pietra e allora avrebbe reso immortale la donna più bella di Firenze.
Appoggiai l’orecchio sulla porta, aspettandomi di sentire il suono familiare dello scalpello sulla roccia, invece distinsi chiaramente lo sfregamento del carboncino sul cartone per lo schizzo preliminare. Mi stupii di rallegrarmi che il lavoro fosse ancora nelle fasi iniziali, forse perché voleva dire poter continuare a coltivare la speranza che, almeno una volta, il Maestro mi avrebbe fatto entrare rendendomi partecipe della sua fatica e della bellezza della sua musa. In cuor mio, però, sapevo che non sarebbe mai successo. Michelangelo l’irascibile, Michelangelo l’arrogante, Michelangelo l’ambizioso. Perché avrebbe dovuto aprire la porta del suo studio e mostrare la sua scultura più grandiosa ancora in fase di creazione a un semplice apprendista di bottega?
Continuai ugualmente a sperare, accorgendomi ben presto che il motivo della mia curiosità lambiva soltanto le calme acque dell’interesse artistico ed era invece travolto dal desiderio sempre maggiore di vedere quella modella misteriosa che riusciva a lasciare senza fiato persino il sommo Michelangelo, al cui volere si era piegato il Papa e dalle cui mani avevano preso forma capolavori che avrebbero resistito al tempo, primi tra le bellezze che quel periodo donava all’arte.

Il gatto mi salta sulle gambe distogliendomi dal ricordo di quegli anni lontani, lasciando sulla veste scura l’orma delle zampe sporche di polvere di tufo. Io non ho mai potuto permettermi i marmi del Maestro. Io non sono lui e le opere incomplete che mi circondano non sono che riproduzioni mal riuscite del suo disegno. Il cartone con l’immagine al carboncino trema tra le mie mani, non all’altezza di dare l’eternità alla donna che, attraverso il tratto deciso di Michelangelo, finalmente mi guarda.
Come sempre, resto incantato dai suoi occhi che nella mia mente immagino di un azzurro splendente, mi soffermo qualche istante sui capelli ricci che le scendono sulle spalle e infine seguo la linea perfetta delle labbra. Cosa avrei dato, e ancora darei, per vederle muoversi per parlarmi.
Ma sono stato fin troppo fortunato.
Ho sentito dire che, quando ha scoperto il furto dei suoi schizzi, Michelangelo è andato fuori di testa e ha promesso ricompense da gran signore a chiunque mi trovasse. È comprensibile: è sempre stato geloso delle sue creazioni e quella sarebbe stata la migliore. In tutti questi anni si sarà probabilmente aspettato di vederla un giorno realizzata ed esposta col mio nome. Il più grande furto artistico di tutti i tempi.
Ma non è per questo che ho sottratto i modelli, non è per questo che da allora non faccio che tentare di plasmare qualcosa che, ormai è evidente, non sono in grado neanche di guardare.
I disegni di Michelangelo erano l’unico modo che avevo di vedere lei. Prenderli, l’unico modo per tenerla con me.

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I racconti commemorativi di È scrivere

Evento: 6 marzo 1475: nascita di Michelangelo Buonarroti

Biografia (da Wikipedia):

Michelangelo Buonarroti (Caprese Michelangelo, 6 marzo 1475 – Roma, 18 febbraio 1564) è stato uno scultore, pittore, architetto e poeta italiano. Protagonista del Rinascimento italiano, fu riconosciuto già al suo tempo come uno dei più grandi artisti di sempre.
Fu nell’insieme un artista tanto geniale quanto irrequieto. Il suo nome è collegato a una serie di opere che lo hanno consegnato alla storia dell’arte, alcune delle quali sono conosciute in tutto il mondo e considerate fra i più importanti lavori dell’arte occidentale: il David, la Pietà o il ciclo di affreschi nella Cappella Sistina sono considerati traguardi insuperabili dell’ingegno creativo.
Lo studio delle sue opere segnò le generazioni successive, dando vita, con altri modelli, a una scuola che fece arte “alla maniera” sua e che va sotto il nome di Manierismo.

L’autore:

Ariendil

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