Recensione: I centomila regni, di N.K. Jemisin

downloadTitolo: I centomila regni
Autore: N.K. Jemisin
Serie: The Inheritance Trilogy #1
Editore: Gargoyle Books
Data di uscita: 7 febbraio 2014
Prezzo: 18,00 €
Pagine: 382
Formato: cartaceo
Trama (dal sito dell’editore): Yeine Darr è un’esiliata del barbaro nord. Quando sua madre muore in circostanze misteriose, viene convocata nella maestosa città di Sky, sede della famiglia dominante Arameri. Lì è nominata erede del re, e la notizia la sconvolge. Ma il trono dei Centomila Regni non è facile da conquistare, e Yeine si ritrova coinvolta in una brutale lotta per il potere contro due cugini che non sapeva nemmeno di avere. Mentre combatte per la vita, si avvicina sempre di più alla verità sulla morte di sua madre e sulla storia di sangue della sua famiglia.

Mentre le sorti del mondo sono in precario equilibrio, Yeine imparerà quanto pericoloso possa essere quando amore e odio, dèi e comuni mortali, si ritrovano inestricabilmente legati.

Recensione:

I centomila regni è un libro particolare. Io personalmente l’ho trovato “estraniante”, nel senso positivo del termine.
Il romanzo è scritto in prima persona e questo aiuta a calarsi sin da subito nel personaggio, a sentire le emozioni della protagonista come fossero le proprie. Tralasciando la quantità esorbitante di informazioni che ci vengono riferite nel primo capitolo, la prima persona rende possibile il patto col lettore e si ha sin da subito la sospensione dell’incredulità che aiuta a percepire il mondo di Yeine (così diverso dal nostro) come reale.
Essendo un fantasy che affronta anche temi difficili come la natura delle divinità e dell’esistenza umana, il giusto e lo sbagliato, questo “avvicinarsi al lettore” non può che giovare.
Lo stile di scrittura della Jemisin è diverso dal solito, non comune. Lo si può amare alla follia o lo si può odiare perché il testo è infarcito di salti temporali, digressioni, voci che si sovrappongono. Normalmente avrei trovato questo stile disturbante, ma questa volta non è così. La tecnica narrativa della Jemisin si adatta perfettamente ai personaggi, come se si plasmasse attorno ad essi e assumesse la stessa forma mutevole degli dèi a cui dà voce.
Il punto di forza della narrazione sono appunto i personaggi, caratterizzati e sfaccettati, pieni di sfumature, pieni di difetti e di pregi. Le divinità sono semplicemente su un altro livello rispetto agli uomini e questa differenza con i “mortali” e con la protagonista è rimarcata costantemente. Gli dèi sono mutevoli, non si possono comprendere appieno, nessun uomo può farlo. E la penna dell’autrice è abilissima a descriverli, riesce a rendere questa idea di inafferrabilità così concreta e reale che quasi si crede di essere realmente lì al loro cospetto. Il lettore prova sgomento, paura, amore, rispetto, tutto contemporaneamente.
La trama di base del romanzo è abbastanza semplice e segue il più classico viaggio dell’eroe con la crescita e la maturazione della protagonista, ma i personaggi rendono questo percorso speciale. Siamo abituati a immaginare gli dèi come esseri soprannaturali che tutto sanno e tutto possono, inafferrabili. Ma nel mondo de I centomila regni questo non è proprio esatto. Il dio che tutto può è uno solo (il Signore Lucente Itempas), mentre tutti gli altri (che hanno perso la battaglia contro il Lucente) sono relegati sulla Terra in corpi umani e vengono usati come schiavi, come armi dai discendenti degli Arameri (gli uomini che si schierarono dalla parte di Itempas nella Guerra degli Dèi). La presenza nel libro delle divinità fatte schiave dagli uomini, dei loro bisogni, dei loro desideri e delle pene che sono costrette a subire, della loro rabbia… rendono la lettura entusiasmante. Il climax sale d’intensità sempre più, si fa frenetico. La narrazione è concentrata in un periodo di tempo limitato (il tutto si svolge nell’arco di poche settimane) e anche in un luogo ristretto (il solo palazzo di Sky) e questo aumenta l’euforia, la sensazione di claustrofobia e la brama di sapere del lettore. Il libro si divora, letteralmente.
L’umanità ci viene presentata in tutta la sua brutalità: la cattiveria, la forza, la vigliaccheria, il potere, la politica. Sia gli uomini che gli dèi vengono messi a nudo, come se l’autrice riuscisse a leggere nell’anima di ognuno.
Considerando che si tratta di un libro d’esordio, capisco perfettamente come mai questo romanzo è stato candidato al Premio Nebula, all’Hugo, al Word Fantasy e a tanti altri. E capisco perfettamente perché ha vinto il Locus e il Romantic Times Reviewer’s Choise Awards nel 2011.
Aspetterò con ansia che anche in Italia vengano pubblicati gli ultimi due volumi della trilogia perché è un libro che merita.

Una piccola perla dal libro:
C’era forse anche una traccia di ripugnanza verso se stesso in mezzo a tutto quell’odio? Mi aveva creduto quando gli avevo detto che anche lui avrebbe fatto lo stesso? Perché ne sarebbe stato capace sul serio, così come tutti. Non c’è niente che noi mortali non saremmo in grado di fare per proteggere coloro che amiamo.

Voto:

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La recensione che avete letto è opera di Luna.


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