Intervista a Francesco Falconi

rp_35e5eaa2786311e3b1261211fb2bc11d_8.jpgGiovedì scorso, 30 gennaio, abbiamo avuto l’onore e il piacere di intervistare Francesco Falconi, autore di molti romanzi young adult e di Muses (edito Mondadori) che abbiamo recensito qui.
Vi lascio alle nostre domande e, come al solito, subito dopo troverete alcune poste dai partecipanti durante l’intervista in diretta su Facebook.

Francesco Falconi
1. Sul tuo sito personale si legge: “La scrittura non è un mestiere. Non è un hobby. Né una passione. È un’esigenza di cui non si può fare a meno.” Quando è iniziato questo tuo bisogno di scrivere? E com’è iniziata la tua carriera da scrittore?

Francesco Falconi: È iniziato quando avevo circa 14 anni. Appassionato di fantastico fin da piccolo, anche se non c’era la produzione letteraria e cinematografica di oggi. Così ho scritto la mia prima storia su un quaderno, perché volevo una trama e dei personaggi che fossero tutti miei. Si intitolava Estasia.  Ho ripreso il libro solo in età adulta. L’ho riportato sul PC e poi ho deciso di provare a inviare agli editori. Dopo varie offerte a pagamento che ho rifiutato, dopo circa 6 mesi Curcio espresse l’interesse di pubblicare la trilogia. Così è andata, ma da quel momento ho deciso che non avrei più pubblicato trilogie.

2. Sei un autore molto disponibile con i lettori: fai parecchie presentazioni, rilasci interviste, li tieni aggiornati sulla tua pagina facebook e sul blog. Quanto pensi che sia importante per uno scrittore mantenere il rapporto con i propri fan?

F. F.: Credo che debba essere qualcosa di naturale e non forzato, altrimenti diventa controproducente e artefatto. Mi piace rimanere in contatto con i miei fan, sia perché mi danno l’energia per continuare e sia perché spesso offrono ottimi spunti di riflessione per migliorarmi. Alla fine mi diverto con i miei lettori, scherziamo ma ragioniamo anche su temi importanti, e questo è ciò che più conta.

3. Oltre a romanzi fantasy e Young adult, hai scritto anche una biografia su Madonna (i cui ricavati son stati devoluti in beneficenza). Come è nata questa scelta particolare?

F. F.: Ero alla Castelvecchi editore per discutere dell’editing del romanzo Nemesis, quando vedo che stanno per pubblicare la biografia di Lady Gaga. Ho chiesto come mai non fanno uscire prima la biografia della vera regina del Pop, Madonna e l’editore mi rispose: ottima idea, la scrivi tu? Risposi: sì, certo. Solo dopo mezz’ora mi accorsi del guaio in cui mi ero cacciato. In realtà mi sono divertito, un po’ come tornare ai tempi della tesi universitaria. Le fonti su Madonna sono le più disparate e spesso sono solo gossip. Occorreva un bel filtro. E poi sono fan di Madonna da quando ero piccolo, quindi è stata una bella esperienza. Tuttavia la biografia non era una mia storia, ma quella di Madonna. Mi sentivo di “rubare” una storia, così decisi di devolvere gli introiti alla stessa associazione fondata da Madonna, tanto per chiudere il cerchio, la Raising Malawi.

4. Nei tuoi precedenti romanzi hai fatto molti riferimenti alla mitologia. Ritroveremo questo tema anche nel tuo prossimo romanzo, che uscirà a maggio, “Gray”? Puoi darci qualche anticipazione?

F. F.: Non ci sarà riferimento a nessun tema mitologico, il romanzo sarà un realistico con una sfumatura surreale. Diciamo che più del tema mitologico mi confronterò con una pietra miliare della letteratura mondiale. A buon intenditore poche parole.

5. Del tuo romanzo Muses dovrebbe uscire un film. Puoi dirci qualcosa di più?

F. F.: In realtà non c’è moltissimo da dire: la produzione di Ermanno Olmi sta cercando fondi in Europa, spero che si possa concretizzare presto, anche se il periodo non è dei migliori. Ovviamente sono onorato che la produzione di un regista “pietra miliare” come Olmi abbia investito su un romanzo di genere fantastico invece delle solite commedie/cinepanettoni ai quali siamo abituati. Per me solo questo è una grandissima soddisfazione perché mi fa capire che con Muses ho centrato più obiettivi di quanti mi ero proposto.

6. Parlaci un po’ dei tuoi personaggi e di quelli che hai amato di più.

F. F.: Difficile dirlo, perché ogni libro rispecchia il “Francesco” nel momento in cui lo scrive. Ogni personaggio rispecchia una parte di me, ma nessuno completamente. Un po’ alla Pirandello, diciamo. Quindi mi viene da dire che Gray (e Layla) siano i due personaggi ai quali sono più vicino. Ah, sono i protagonisti di Gray. Ovviamente ho amato tantissimo anche Alice di Muses, perché era un personaggio complesso e perché ho preso ispirazione da un fatto reale che mi è successo a Roma.
Ero in un autobus, la moto mi aveva lasciato a piedi. A un certo punto entra una ragazza che assomiglia in modo sorprendente alla Alice che descrivo in Muses (vestita di pelle, tatuaggi, piercing, capelli rasati). Si siede nell’unico posto vuoto, al suo fianco c’è una donna di mezza età. Questa la squadra, si alza e si allontana disgustata dicendole: brutta lesbica. Da questo piccolo evento di idiozia e razzismo è nato un personaggio sofferente come Alice, giudicata ed etichettata solo per la sua scelta di look.

7. Come giudichi la situazione dell’Editoria in Italia? Cosa consiglieresti agli aspiranti scrittori del nostro sito per emergere?

F. F.: È un momento difficile per l’editoria, travolta dalla crisi come tutti gli altri settori dell’economia. Per questo è sempre più difficile pubblicare, un esordiente è un rischio. Tuttavia consiglio sempre di non demordere, ma credere nelle proprie possibilità. Essere pubblicati però non deve essere l’obiettivo primario, tanto meno un’ossessione che poi si trasforma in odio verso i pubblicati e gli editori corrotti. Ci vuole pazienza, dedizione, amore per la propria storia. Capacità di mettersi in discussione, di abbassare la testa e tentare di capire i propri sbagli. Ultimo consiglio. Cosa fa un bravo ragazzo se vuole mettere su muscoli? Va in palestra. E un esordente cosa deve fare? Leggere. Leggere. E leggere.

8. Nel panorama italiano quali sono gli autori che apprezzi maggiormente? E fra gli stranieri?

F. F.: Questa è una domanda che odio, ti avverto perché è tosta, sono tantissimi gli autori che amo. Dunque – escludendo i classici, altrimenti facciamo notte – degli italiani amo: Mazzantini, Mazzucco, D’Avenia. Stranieri: Moyes, Winterson, Boyne, Nicholls, Ness, Gaiman. E so di essermi scordato altri capolavori. Murakami, ecco, Palahniuk. Chiedo aiuto. Eugenides. Ende. A-ri-aiuto.

9. All’ultimo Lucca Comics, in occasione della premiazione per il concorso Mondi Chrysalide, hai detto che non ne puoi più di chi dice di scrivere per puro piacere e per soddisfazione personale, perché in fin dei conti si scrive per farsi leggere.
Quindi scrivere per te è un’esigenza, ma scriveresti lo stesso se nessuno ti leggesse? E scriveresti cose diverse se avessi un pubblico diverso?

F. F.: Assolutamente per me è un’esigenza imprescindibile, ma nel momento in cui ho aspirato alla pubblicazione sapevo che non stavo più scrivendo solo per me ma che avrei regalato una storia ai lettori. Con quell’affermazione criticavo chi dice che scrive per se stesso e basta, ma poi desidera essere edito. Quando ero piccolo mi ricordo tante mie amiche che scrivevano un “diario segreto”, ricordi ed emozioni private. Non ne ho mai visto pubblicato uno.
Per la seconda domanda: in realtà è avvenuto sempre il contrario. Sono cambiato molto durante questi – quasi – dieci anni di scrittura e romanzi. Sono 15 con Gray. Ho cambiato lo stile, le trame, i generi, passando dal fantasy più classico, allo slipstream/fantascienza, al romanzo per ragazzi e a quello realistico. Mi lasci dire che forse – ahimè per loro – sono i lettori che si devono adattare a me? Per adesso, sono onesto, l’hanno sempre fatto. Forse il mio desiderio di esplorare e cambiare coincide con il loro.

10. A proposito del concorso sopra citato, alcuni dei nostri utenti erano in finale, che idea ti sei fatto di quel concorso, avendo presenziato come ospite alla premiazione? Consigli agli esordienti di partecipare a questo tipo di eventi? Li ritieni utili per una carriera letteraria o conta più un altro tipo di esperienza?

F. F.: Dunque, un concorso – come quello Chrysalide e tanti altri che vediamo sul web – è importante perché dà la possibilità all’esordiente di confrontarsi con un pubblico che non è la cerchia dei parenti e degli amici. E qui arrivano i primi cazzotti nello stomaco, si impara a fare addominali. Ho visto entusiasmo e speranza negli occhi dei partecipanti, e questa è la scintilla che deve esserci. Sempre. Mai spegnersi, mai scendere a compromessi e logiche di mercato che non ci appartengono. Il motivo è semplice: non funzionerebbe. Quindi sì, consiglio i concorsi perché è un momento in cui ci si può confrontare e capire che non stiamo scrivendo la nuova divina commedia, e che la gente non è stronza, siamo noi che abbiamo appena intrapreso un cammino. Se si capisce questo siamo a metà dell’opera. Utile per la carriera letteraria onestamente no, a meno che non sia un concorso davvero importante e famoso (pardon, non mi sovviene in mente nessuno). Non credo che cambi il nostro CV letterario. Quello lo cambi con una nuova storia che spacca. Scrivila, adesso. E stanotte non dormire neppure, non serve, se hai quella bestia che vuole trasformarsi in parole su carta.

E ora le domande dei partecipanti.

Barbara: Ciao, Francesco! Fino a qualche anno fa, forse prima dell’avvento Facebook, eri ugualmento molto attivo nel web. Se non sbaglio avevi un blog. Come ricordi quegli anni e cosa ti ha dato quell’esperienza in termini di crescita artistica?

F. F.: Dunque, anche se con meno frequenza tengo tutt’oggi aggiornato il blog e il sito. La comunicazione si è spostata su altri canali (Facebook e Twitter in primis), mentre i blog e i forum stanno pian piano morendo. È un dato di fatto. Il tempo è sempre meno, per cui spesso le discussioni – anche al di fuori dei miei libri – si intavolano proprio qui su Facebook. Facebook, rovescio della medaglia, è però anche la piazza dove tutti urlano e nessuno ascolta. Consiglierei Momo di Ende a tutti. Detto ciò, se rileggo i post sul mio blog del 2006 ho brividi e nostalgia. Ero più ingenuo, più piccolo (più giovane ma questo fra poco lo cancello). Avevo tanti sogni, alcuni si sono realizzati, come quello di arrivare a un grande editore. Altri sono ancora nel cassetto. Ma vi giuro che non demordo.

Vischio: Credi che sia importante per un aspirante scrittore cercare l’appoggio di un agenzia letteraria prima di proporsi alle Case Editrici? Tu come hai fatto?

F. F.: Per i miei primi (12) libri ho camminato con le mie gambe. Inciampato, caduto, rialzato. Poi con Muses ho sentito il bisogno di un agente – non tanto per proporlo agli editori ma per avere conferma che stavo andando nella giusta direzione. Era un salto rispetto alla mia precedente produzione. Lo mandai a qualche agente, alcuni mi risposero interessati a una collaborazione, ma solo una mi convinse, in modo empatico. Mi chiamò Vicki Satlow e mi disse: ciao Francesco, Muses lo devi finire. Voglio sapere cosa succede ad Alice. Così è stato. Credo quindi che possa essere *una* strada, ma non è legge. Sono convinto che ogni autore seguirà la propria strada. Tutti seguiamo e combattiamo il nostro destino. Siamo tutti eroi di Schiller.

Silver: Riguardo alla prima domanda, come mai questa decisione (ndr: di non pubblicare più trilogie)?

F. F.: Amo scrivere ciò che mi piacerebbe leggere. Non amo da lettore le trilogie, tanto meno le saghe infinite. Ergo, non le scrivo.

 

È tutto da parte nostra. Se volete leggere l’intera intervista, potete farlo qui.

Ringraziamo di nuovo Francesco Falconi per la sua disponibilità!

 

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