Noi siamo infinito (Ragazzo da parete) – Stephen Chbosky

Titolo: Noi siamo infinito (Ragazzo da parete)

Autore: Stephen Chbosky

Casa editrice: Sperling & Kupfer

 Noi siamo infinito, Stephen Chbosky, copertina

Che romanzo pesante. Pesante nella sua brevità e concentrazione. Pesante e profondo. Profondo nella leggerezza dei temi trattati. Pesante e profondo e duro. Duro nella dolcezza di certi passaggi.
E anche complesso. Complesso nella sua semplicità, nella sua immediatezza.

Ragazzo da parete è un macigno. Ti pesa sul cuore mentre lo leggi. E anche dopo che l’hai chiuso e l’hai riposto in libreria. È uno di quei romanzi che ti si attacca addosso e che non ti lascia. Un libro a cui pensi mentre ne stai leggendo già un altro, per cercare di dimenticarlo, senza però riuscirci.

Dov’è la magia? Perché fa questo effetto?

In primis, è un romanzo, epistolare, scritto con il cuore, oltre che con il cervello. Può sembrare banale, ma si avverte subito l’amore dell’autore, l’americano Stephen Chbosky, per i suoi personaggi e per le situazioni che vivono.

Ed è un romanzo sicuramente dolce. Di quella dolcezza non stucchevole, quella che ti fa scendere due (quattro, otto, sedici… ) lacrime mentre sorridi. Sorridi perché ti ricordi che si può essere innocenti. E piangi perché ti rendi conto di non esserlo più.

Ed è un romanzo, questo Ragazzo da parete, che tu vuoi leggere ma non vuoi leggere. Perché se leggi vai avanti con la storia, ma se vai avanti con la storia lo finisci. E allora? E allora lo leggi, perché altrimenti non si può fare.

Poi, sempre mentre lo leggi, perché tanto quando lo inizi sarai sempre lì a leggerlo, cerchi di trovargli dei difetti. Perché in fondo stai cercando di fare un lavoro di critica, mica robetta. E trovi qualche passaggio che magari è superfluo. O quella situazione che sì, è un po’ forzata. E anche quell’altra che effettivamente non sta né in cielo né in terra. E poi, e poi… E poi ti incanti di nuovo e perdi il filo della critica, perché ti immergi di nuovo nella vita di un altro, che vorresti fosse la tua. Nonostante tutto.

Ed è un romanzo per ragazzi. E quindi non può essere alta letteratura perché si sa, c’è la storiellina d’amore, c’è la droga, c’è il sesso. Tutto già visto.

O forse c’è tutto questo, ma trattato in maniera diversa, con un tocco diverso. Con delicatezza. Con una delicatezza che magari, magari!, riuscissi a trovare nei romanzi “per adulti”.

E credetemi quando vi dico che mi è difficilissimo trovare le parole per invogliarvi a leggerlo, questo macigno. Perché per me si dovrebbe ridurre tutto a un imperativo categorico. “Leggetelo!”, dovrei dire. E voi dovreste farlo.

Dovreste proprio.

Voto: 5Stellina-nuova1

timbro1

La recensione che avete letto è opera di Guero.

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