Recensione doppia: L’ombra della luna crescente, di Fatima Bhutto

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Titolo: L’ombra della luna crescente
Autore: Fatima Bhutto
Editore: Cavallo di Ferro
Numero di pagine: 256
Prezzo: 16,00 €
Formato: cartaceo

Trama (dal sito dell’editore):
In una cittadina pakistana vicina al confine con l’Afghanistan, tre fratelli cominciano una giornata come tante altre. Il maggiore, appena tornato dall’America, prende un taxi per andare in moschea; il secondo esce in cerca dell’inquieta moglie, che è sgattaiolata via per andare in visita alla famiglia di uno sconosciuto; il minore, l’idealista, lascia la città a bordo di una moto. Dietro di lui sta in sella una ragazza bella e fragile, stravolta dal pensiero della guerra che ha colpito il posto in cui è nata. A metà della giornata le loro vite saranno ormai devastate dalle conseguenze delle loro piccole scelte. Cinque giovani lottano per la propria sopravvivenza in un mondo in subbuglio, costretti a fare scelte terribili per salvarsi nella spirale che la mattina di un giorno qualunque apre davanti a loro. Romanzo familiare che ha al centro due donne, è una storia eccezionalmente commovente e dal ritmo rapido.

Recensione di Silver:
L’ombra della luna crescente è un intreccio di almeno cinque storie di altrettanti personaggi. Abbiamo i tre fratelli, figli di Inayat, abbiamo Samarra e Mina, due donne forti, combattenti, che non si lasciano sottomettere da nessuno, nemmeno dai militari. Ma questo romanzo non parla di persone. Parla di molto altro. Parla di uno stato, di una continua guerra civile, di una città che vuole giustizia e libertà e di una forza che vuole opprimere qualsiasi speranza di ottenerle.
I tre fratelli, Aman Erum, Sikandar e Hayat, rappresentano i tre punti di vista maschili della situazione. A parole, spesso con discorsi indiretti o allusivi, con racconti di altri tempi – perché a Mir Ali, anche i muri hanno orecchie – i ragazzi sono stati influenzati dagli ideali del loro padre e di quello di Samarra, una delle donne protagoniste. Ma ogni uomo fa le sue scelte. I tre fratelli rappresentano tre diverse scelte di affrontare la vita a Mir Ali. La prima, quella più coraggiosa, è quella di combattere contro le ingiustizie subite dallo Stato. La seconda, quella di aiutare le persone a vivere in situazioni tanto precarie che il tentativo stesso di soccorerrerle spesso fallisce per via di medicinali scaduti e istituzioni ospedaliere distrutte e malandate. La terza, quella più codarda, ma comprensibile, è di fuggire da Mir Ali, di lasciarsi tutto alle spalle per costruirsi una vita nuova, altrove, lontano, liberi. Ma le scelte più facili, spesso, si rivelano non essere le più corrette. I tre fratelli rappresentano ancora tre aggettivi che possono definire tre modi di vivere: coraggioso, altruista, corrotto. O ancora idealista, realista, codardo. Potrei andare avanti per molto, soffermandomi solo su questi tre personaggi, ma voglio e devo raccontarvi anche delle tre donne presenti nel romanzo. Una madre, una figlia, una moglie. La madre, Zainab, non giudica nessuno dei figli, è una donna forte perché è a conoscenza di quello che sono costretti ad affrontare ogni giorno, ma è anche una donna silenziosa. Lascia fare loro le scelte che desiderano, senza interferire. La figlia, Samarra, è una vera guerriera. Fatima Bhutto parla nelle sue interviste di donne guerriere, di donne che combattono perché se non lo fanno saranno sottomesse per sempre. Ebbene, Samarra è una di quelle che non sta ferma e aspetta che il destino si compia. Samarra combatte con le sue stesse mani, anche dopo aver subito violenza e tortura. Lei combatte, senza mai farsi passare per vittima. Nessuno dei suoi “collaboratori” saprà mai cosa ha subito, perché quel che conta è liberare Mir Ali, fare giustizia. Samarra, sebbene verso la fine sembri quasi una fanatica idealista, è di sicuro il mio personaggio preferito, proprio per la forza che dimostra. E infine Mina, la moglie di Sikandar. Una donna che a causa degli attacchi fra milizia e ribelli ha perso la cosa più preziosa che una donna possa mai avere. Una donna che soffre in silenzio, si rinchiude in se stessa, che passa per pazza, mentre va da funerale a funerale, per essere vicino a chi ha subito la sua stessa sorte, per chiedere informazioni, per rendere omaggio ai poveri bambini innocenti, morti senza saperne nemmeno il motivo. Ma Mina non è debole. Ciò da cui viene assalita, mentre un militante le tiene puntato il fucile alla guancia, non è la paura, ma la rabbia. La rabbia di non poter reagire, la rabbia di vedere il marito mentire per salvarsi. Delle figure femminili nessuna è debole, nessuna ha mai pensato di abbandonare tutto. Non avrebbe potuto farlo in ogni caso, viaggiare all’estero per una donna è ancora più complicato di quanto non lo sia per un uomo. Le donne in Pakistan non possono scappare. Possono decidere di stare zitte. O possono alzarsi e combattere. La loro lotta ha diverse forme, come per esempio quelle descritte nel romanzo.
L’ombra della luna crescente mostra l’altro lato del simbolo ufficiale, di quello che l’estero vede del Pakistan.
È un romanzo corale, che alterna non solo i punti di vista, ma anche diversi salti temporali che pian piano vanno a intrecciarsi per arrivare a un finale che non è la fine, ma il punto d’inizio.
Stile scorrevole e curato, il tutto condito da un viaggio nella realtà pakistana di ogni giorno.
Personalemente ho avuto difficoltà a inquadrare da subito la storia di Aman Erum con il resto, ma ciò che conta delle sue esperienze è arrivato.
Editing piuttosto curato, anche se si presentano di tanto in tanto refusi, tra cui quello più evidente è il nome del fratello maggiore Aman Erum, all’inizio del romanzo scritto a volte come Amar Erum.
Libro consigliato, ma preparatevi a una lettura seria: non è un romanzo da leggere per passare il tempo e nemmeno un romanzo che si divora, perché ogni frase ha bisogno di un attimo per riflettere, per immergersi in un mondo che noi conosciamo solo da fuori.

Voto: 4Stellina-nuova11

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Recensione di Guero: ci sono romanzi in cui, mentre leggi, ti ritrovi col sorrisetto scemo stampato sul viso per tutto il tempo perché ti rispecchi in determinati contesti. Sono quei libri che si divorano, che si leggono facilmente, perché in fondo parlano anche di noi. Dall’altra parte ci sono romanzi che narrano di realtà così lontane, seppur vere, che ci lasciano l’amaro in bocca durante la lettura.
Leggere “L’ombra della luna crescente” mi ha fatto sentire superficiale. Leggere di queste vite, delle condizioni così difficili ed esasperate di una cittadina, Mir Ali, che il nostro Wikipedia italiano neanche riporta, mi ha fatto sentire pesante. Leggere un romanzo come questo ti apre gli occhi. Te li fa spalancare. Ti fa sentire piccolo. Ma ti lascia qualcosa. Quando chiudi il libro, dopo aver fatto a pugni con nomi e terminologie che non ti sono affatto vicini e dopo aver dovuto rileggere due, tre, quattro volte determinati passaggi, ti senti una persona diversa. Consapevole di un mondo che poco prima ignoravi, volontariamente o meno.
Ecco, ritrovarsi spesso spaesati durante la lettura, secondo me, è un prezzo equo da pagare in cambio di tutto quello che il romanzo ha da offrire.
Fatima Buttho descrive, senza giudicare, modi diversi di vivere situazioni estreme, e lo fa concentrandosi sui cinque protagonisti del suo romanzo.
Hayat, giovane e ribelle. L’impossibilità di vivere passivamente la condizione del suo paese. Combattente e determinato, smanioso di cambiare qualcosa a Mir Ali. Sikandar, medico. L’incapacità di ribellarsi, ma il desiderio di fare del bene. Alcuni dei passaggi che lo avevano per protagonista mi hanno messo i brividi. In particolare la descrizione delle strutture ospedaliere pakistane. Aman Erum. Quello più controverso. Quello che nonostante tutto non riesco a condannare. Giovane ambizioso che abbandona il suo paese per cercare fortuna in America. Un personaggio particolare, ma forse quello che secondo me la Buttho è riuscita a tratteggiare meglio. Mina, moglie di Sikandar, donna emotivamente distrutta, a un passo dalla pazzia. Anche i suoi punti di vista sono struggenti. E poi Samarra, la ribelle, quasi estremista. La voce che continua a cantare, a dispetto di soprusi e angherie.
A condire i punti di vista di questi cinque personaggi ci sono esempi di vita quotidiana pakistana che rendono ancora più vivo il contesto descritto. E sono proprio quelle piccole digressioni sugli usi e costumi locali che mi hanno colpito di più ne “L’ombra della luna crescente”. Il piacere, a volte amaro, della scoperta di un mondo che mi sono accorto di non conoscere per nulla.
Questo romanzo, nella sua brevità, è difficile. Va letto con dedizione e concentrazione. Bisogna accantonare il lato dell’intrattenimento, che spesso si cerca nella lettura, e abbandonarsi anima e corpo nelle descrizioni dell’autrice.
Può non piacere, ma non può lasciare indifferenti.

Voto: 45Stellina-nuova1trasparente1timbro1

Le recensioni che avete letto sono opera di Silver e Guero.

 

12 thoughts on “Recensione doppia: L’ombra della luna crescente, di Fatima Bhutto

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