Intervista a Leonardo Patrignani

Ho avuto il piacere di intervistare Leonardo Patrignani, autore della saga Multiversum edita da Mondadori che ha fatto avvicinare molti giovani alla fantascienza.
Scrivendo degli universi paralleli Leonardo Patrignani è entrato nell’Olimpo degli autori Chrysalide, ma quello che continua a sorprendermi piacevolmente di questo autore è la sua estrema disponibilità. A testimonianza della sua genuina passione vi dico soltanto che, nonostante la marea di impegni, è riuscito a rispondere praticamente subito alle nostre domande. Un grazie sentito, di cuore.
Ecco il sito personale dell’autore.

Leonardo Patrignani
Ed ecco l’intervista:

Guero: 1) Ti abbiamo già presentato ai nostri utenti, ma vorremmo
che fossi tu a rispondere a questa domanda: Chi è Leonardo Patrignani?

Leonardo Patrignani: è un uomo di quasi 34 anni, che sin dalla prima infanzia ha sguazzato tra strumenti musicali e storie, e che ancora oggi non può vivere senza musica e libri. Sono il mio cibo, da sempre. Me ne nutro quotidianamente, non so stare senza.

2) Cantante e autore delle tue canzoni, attore e doppiatore, scrittore, papà e marito. Tra tutte queste cose trovi anche il tempo di rispondere con gentilezza a tutti i tuoi fan. Come riesci a destreggiarti tra tutti questi
impegni?

L. P.: ho assoldato un Io parallelo che si fa carico di metà del lavoro! Scherzi a parte, ho sempre messo al primo posto i progetti lavorativi con tutto ciò che ne consegue (come il rapporto con i fan, a mio avviso imprescindibile), dunque vi ho sempre dedicato tutto il tempo a mia disposizione. Ora che ho due figli è un po’ più complicato, e il primo posto fra le priorità è stato soffiato dalla famiglia… ma riesco a farcela. A volte avrei bisogno di giornate da 48 ore, ma chi vi dice che non trova il tempo per rispondere ai lettori mente sapendo di mentire. Il tempo, se vuoi, si trova sempre. In fondo se scrivo è merito di chi mi legge.

3) Hai pubblicato con Mondadori, una delle maggiori Case Editrici in Italia. Per tutti gli aspiranti scrittori è un vero e proprio sogno. Puoi spiegarci la tua esperienza a riguardo? Come sei riuscito in questa impresa?

L. P.: l’aneddoto è simpatico. Un pomeriggio di tanti anni fa ero in chat su Skype con Cristina Scabbia, una mia ex collega (è la bravissima cantante dei Lacuna Coil) nonché grande amica, e le parlavo delle mie speranze di scrittore e delle storie che stavo scrivendo o avevo scritto. A un certo punto, nel parlarle, ho realizzato che mi ero stufato di aspettare che la fortuna bussasse alla mia porta e ho detto: basta, adesso mi do da fare come si deve. Ho iniziato da quel giorno a raccogliere ogni indirizzo/contatto utile, ma solo di editori medio-alti. Quelli piccoli o a pagamento non li ho presi neanche in considerazione, non per presunzione, ma perché l’intento era quello di ottenere un contratto soddisfacente e trasformare una passione in una professione, pertanto mi sembrava inutile perdere tempo. In questo mi aveva aiutato l’esperienza maturata nel music business, dove avevo capito bene dall’esperienza di altre band quanto fosse deleterio firmare contratti con discografici inesistenti sul mercato che conta, discografici che ti pubblicavano al volo, così come fanno tanti editori a pagamento (ma a che pro, per la tua carriera, se paghi per lavorare?). Così ho spedito le schede dei romanzi che potevo proporre al tempo. Ovvero un vecchio romanzo thriller giovanile (Labirinto), un altro che avevo appena scritto (Multiversum) e uno che stavo scrivendo in quel periodo (uno psycho-thriller, al momento inedito). Ho ricevuto alcuni interessamenti in merito a queste submission. Alcuni editori mi hanno chiesto in lettura Multiversum e l’incipit del thriller in lavorazione. Dopo un mesetto circa ho ricevuto un’incoraggiante mail sul thriller, che però era ancora tutto da scrivere, e poco tempo dopo un altro editore si è fatto avanti per Multiversum, intenzionato a formulare un’offerta. Così, come avevo già fatto in ambito musicale, ho pensato di sottoporre la faccenda a chi è giusto che si occupi di negoziare un contratto, cioè un agente. Piergiorgio Nicolazzini, che già conoscevo ma non aveva mai lavorato su niente di mio, di fronte all’imminente offerta si è dato da fare per cercare ulteriori interessamenti, e ha trovato quello decisivo nella redazione ragazzi di Mondadori. Da lì è partita una lunga trattativa, perché la stessa proposta si è trasformata da un singolo libro a una trilogia, dopo riunioni con quello che sarebbe diventato il mio editor, nonché responsabile dell’intero progetto: Francesco Gungui.

4) Prima del successo con Mondadori hai pubblicato con un’altra CE, l’Elena Morea Editore. La tua opera prima è del 2003 e si chiama Labirinto, un thriller attualmente fuori catalogo. C’è un modo per poterlo leggere?

L. P.: sì, un modo c’è. Bisogna svaligiarmi casa! Labirinto è stata un’esperienza simpatica, che però non definirei “professionale”. Tanti oggi si definiscono scrittori dopo aver pubblicato un romanzo in digitale su Amazon, senza un editing professionale o il supporto di una redazione. Ebbene, nulla in contrario, ma io non ho mai ragionato così. Labirinto fu “stampato” da un minuscolo editore torinese, che avevo conosciuto ai tempi. Ma non era il mio lavoro. All’epoca pubblicavo dischi, era quella la mia principale occupazione. Labirinto fu un esperimento, il primo thriller su cui riuscii a mettere la parola fine. Ora è fuori catalogo perché in realtà non c’è quasi mai stato, in catalogo. Mi piaceva vederlo pubblicato, metterlo in vendita sul banchetto del merchandising della mia band, ma ero uno scrittore? No, per niente. Invito sempre tutti gli aspiranti autori ad andarci molto piano, in questo ambito, perché il percorso deve seguire delle tappe ben precise per poter essere considerato una carriera e non un hobby. E’ la stessa cosa per la musica. Conosco persone che non sono in grado di solfeggiare, che non hanno alcun talento nella composizione, eppure hanno i soldi per attrezzarsi uno studio in casa e realizzano il proprio disco per poi metterlo su iTunes e spacciarsi per “musicisti”. Ho troppo rispetto per la Musica per considerare professionisti queste persone. Ma la mia non vuole essere una critica, semmai un consiglio a modificare l’approccio all’arte, altrimenti giustifichiamo tutti quelli che in questo Paese considerano musica e scrittura dei passatempi e non dei veri lavori.

5) Multiversum è la saga che ti ha spedito nell’Olimpo degli autori Chrysalide, sezione Mondadori dedicata alla letteratura per ragazzi. Come ti è venuta l’ispirazione per questa saga? Raccontaci un po’ il processo creativo dietro Multiversum!

L. P.: l’idea è nata, purtroppo o per fortuna, da un periodo piuttosto buio della mia vita. Avevo appena perso mio padre (era il 2008) e mi sono rintanato in una sorta di bunker. Abitavo da solo, sbarcavo il lunario saltando da un lavoro all’altro per pagarmi le spese, e mi sono messo a scrivere Multiversum forse più per uno scopo terapeutico che altro. E direi che mi ha aiutato parecchio. Gettarmi in un lavoro che prevedeva di calarsi in infiniti mondi e infinite possibilità mi dava modo di rispondere a molte domande esistenziali che vengono automatiche dopo un evento tragico come quello che avevo appena vissuto. Mi chiedevo spesso: e se avessimo fatto una scelta diversa? Chissà se esiste davvero una realtà parallela in cui le cose sono andate in un’altra maniera. Di certo, ho saputo trovare una via d’uscita dal tunnel, e questo grazie al lavoro che poi mi avrebbe portato tanta fortuna. Bizzarra la vita, a volte…

6) Diritti venduti in quasi venti paesi tra cui Australia e Regno Unito, sempre ai primi posti nelle classifiche di genere di Amazon insieme a colossi quali Hunger Games, schiere di fan che intasano la tua bacheca per parlarti o per lasciarti solo un saluto. Come ti spieghi il successo della tua saga? Qual è secondo te il punto forte che ha permesso la crescita esponenziale del tuo “fandom”?

L. P.: il punto forte di questa storia, che ci unisce tutti, è la tematica. Sin dalla prima recensione ho notato che i mondi paralleli avevano fatto breccia nei cuori e nelle menti dei lettori. Ci siamo fatti tutti le stesse domande, abbiamo percorso forse le stesse strade… al di là dell’avventura di Alex, Jenny e Marco, è lo spunto narrativo alla base che si è conquistato uno spazio in questo affollatissimo mercato. Il feedback dall’estero ha seguito gli stessi presupposti. Molti editor mi hanno detto che c’era bisogno di una ventata di freschezza, dopo anni di vampiri e licantropi. Sono felice di essere riuscito a piantare così tante bandierine grazie a uno spunto che abbraccia più la science fiction che la narrativa fantasy, affiancando a questa solida base un pizzico di romance, avventura e suspance.

7) È prevista per febbraio l’uscita dell’ultimo capitolo della saga Multiversum, Utopia. Puoi darci qualche piccola anticipazione a riguardo? Giusto un assaggino.

L. P.: già dal titolo si può intuire il gioco narrativo che sta alla base del romanzo, ovvero l’estremizzazione del concetto di utopia. E’ il periodo del grande ritorno dei romanzi distopici, e la seconda metà di Memoria (spero di non spoilerare più di tanto a chi avesse letto solo il primo libro) era già ambientata in una realtà di orwelliana memoria. Se pensi proprio a Orwell e al suo Ministero della Verità (chiunque non abbia letto 1984 corra in biblioteca o in libreria!), ti rendi conto di come si possa giocare abilmente su un concetto apparentemente positivo per stravolgerne il significato. Immagina una situazione sotto controllo. Ti dà un senso di sicurezza. Immagina che tutto sia sotto controllo. Sei già meno tranquillo. E se la tua vita fosse totalmente sotto controllo? Ecco dunque che la mia Utopia prenderà forma nel suo aspetto più inquietante, e il compito dei nostri ragazzi ma anche di numerosi personaggi nuovi sarà quello di rimediare a un drammatico errore compiuto in passato, errore che sta portando conseguenze terribili per l’umanità.

8) Hai già idee per il/la prossimo/a romanzo/saga? Anche qui, dacci qualche anticipazione che siamo curiosi.

L. P.: ho già un progetto in cantiere, ma non posso parlarne, pena il taglio della mano da parte del mio agente. Posso solo dire che si tratterà di uno stand-alone. Un libro autoconclusivo, non una saga. Il tema è molto, molto interessante. Ho studiato più di mille pagine di saggi sull’argomento, e posso dire che si tratta di qualcosa che ci coinvolge tutti da vicino. Conoscerete ulteriori dettagli molto presto, per adesso lasciamo il palcoscenico a Utopia e alla conclusione della trilogia.

9) Come si svolge una tua giornata-­tipo?

L. P.: mi sveglio verso le sette, improvviso una colazione, porto i bambini al nido, e al ritorno il mio programma dipende dal periodo dell’anno: se è un periodo di stesura di un romanzo o di editing, mi chiudo in casa o nella biblioteca del mio paese e mi isolo completamente dal resto del mondo per lavorare (con pause pranzo insignificanti, quando sono immerso in un romanzo). Se è un periodo diverso, in cui non ho particolari scadenze lavorative, con tutta probabilità leggo o faccio ricerche di ogni tipo. Passo in rassegna documentazione che sarà utile per futuri progetti (riviste, saggi, documentari, pubblicazioni scientifiche, perfino testi universitari!). Per il resto durante la giornata trovo sempre dei mini-momenti di relax, nei quali cerco di mantenere un contatto stretto con i lettori tramite social network vari come facebook e twitter. Logicamente poi ci sono le fiere, gli incontri con il pubblico, e questo porta via altro tempo prezioso che la famiglia poi mi fa pagare a caro prezzo costringendomi a lunghe sessioni di Peppa Pig!

10) Sono sempre stato attratto dal mondo del doppiaggio. Come ti ci sei avvicinato? Cosa consiglieresti a un giovane intenzionato ad entrarci?

L. P.: dopo lo scioglimento della mia band, avvenuto nel 2004 a seguito del terzo disco, mi sono dedicato allo studio della recitazione e della dizione facendo tre anni di teatro. In seguito ho frequentato un anno di corso di doppiaggio presso l’ADC di Milano con Silvano Piccardi, dove poi mi hanno iniziato a far lavorare, dai piccoli turni in cui si comincia a buttare qualche frase qua e là, a quelli veri e propri in cui si dà la voce a un personaggio. Ho avuto solo un’esperienza cinematografica (i film si fanno quasi tutti a Roma, non a Milano), il film in questione era una commedia americana con Jason Biggs e Isla Fisher! Direi che però le maggiori soddisfazioni me le ha date un’altra società milanese, la Synthesis, dal giorno in cui mi chiamò per doppiare Call of Duty 4. Da lì in poi ho fatto un sacco di videogiochi tra cui Assassin’s Creed 2, End War, Mafia 2, Battlefield 3, Shaun White e mi fermo qui perché non me li ricordo neanche più tutti! A un aspirante doppiatore consiglio di studiare recitazione e di avere una perfetta dizione. Senza queste basi, non si può entrare in sala. Dopodiché cercate una sala doppiaggio in cui vi facciano assistere a qualche turno, e piantate le tende lì (se ve le fanno piantare!). Solo ascoltando ore e ore di doppiaggio si apprende la tecnica, e si ha modo di iniziare a testare le proprie capacità (c’è sempre bisogno di uno che entri per dire “il pranzo è servito”, prima o poi, e se siete lì a disposizione quel qualcuno potreste essere voi… iniziano tutti così).

11) Viaggio di sola andata su un’isola deserta. Puoi portare solamente un libro, un album musicale, un film e una serie tv. Quali scegli?

L. P.: Maledetto… odio queste domande. Non so scegliere! E’ come dire che puoi vedere l’intero Multiverso e invece devi accontentarti di vivere una sola vita (ops, è proprio quello che facciamo da quando siamo nati…). Comunque mi presterò per questo tranello culturale. Come romanzo porterei IT, di Stephen King; album musicale direi Live at Wembley, dei Queen; il film che vedrei all’infinito è certamente Ritorno al Futuro; per quanto riguarda le serie tv, invece, vista la noia mortale che mi aspetta porterei un bel cofanetto di Big Bang Theory!

12) Se questa fosse un’intervista con audio ti chiederei di urlarci il tuo celeberrimo grido di battaglia (“GRANATA!”), ma purtroppo non è possibile. Che ne dici invece di scriverci la tua citazione preferita? Vale tutto, film, libri, videogiochi…

L. P.: “There’s only one person in the world who’s going to decide what I am going to do, and that person is me” (Orson Welles, dal film Citizen Kane, aka Quarto Potere).

13) Con l’avvento di internet sono nati centinaia di blog dedicati alla lettura e alla scrittura. Le recensioni sono all’ordine del giorno, molti però nascondendosi dietro un nick ne approfittano per sparare a zero distruggendo qualsiasi prodotto. Ti è capitato di leggere recensioni pesantemente negative delle tue opere? Come l’hai presa?

L. P.: Ci sono abituato da circa tredici anni. Ai tempi in cui pubblicavo dischi esistevano le fanzine (poi webzine, dopo l’esplosione di internet). Oggi scrivo e ci sono i blog letterari. Mi spiace dire che è cambiato ben poco, e di fronte a diversi blogger che fanno un lavoro accurato e serio (ne ho conosciuti molti e sono in contatto quotidiano con loro, sia in Italia che all’estero), ce ne sono altri che non dimostrano grande professionalità nel recensire libri. Sì, diversi si sono accaniti anche contro di me, come è accaduto a tanti colleghi. Quelli che hanno scritto qualcosa di utile, strutturando una recensione in maniera competente e aiutandomi a migliorare, sanno quanto io abbia sempre accolto ogni suggerimento per crescere. Da esordiente, sarebbe stato presuntuoso non farlo. Quelli che invece si sono limitati a insultare/denigrare, o hanno criticato il romanzo dimostrando (anche in videoconferenze piuttosto imbarazzanti) di averlo letto male, non hanno ottenuto una mia risposta o reazione. Sai cosa si fa quando c’è un rumore di fondo, nella produzione di un disco? Si usa un denoiser. Questo strumento riduce o elimina tutti i rumori sotto una certa soglia di volume. Ecco, la soglia da impostare in questo caso è quella della professionalità, della competenza in materia, e non transigo su questo, perché scrivere un romanzo è un lavoro e scrivere una recensione è allo stesso modo un lavoro. Non lo si improvvisa. Chi ha i mezzi e le capacità per scrivere una recensione seria sta sopra la famosa soglia del denoiser, e merita attenzione anche (e soprattutto) nel momento in cui ti stronca, perché puoi imparare molto dall’articolo in questione. Tutti coloro che operano sotto questa soglia e si credono Aldo Grasso hanno sbagliato candeggio, come diceva una vecchia pubblicità, e stanno sotto la soglia. Sono rumore di fondo.

14) In qualche universo parallelo i nostri utenti sono già scrittori affermati, ma in questo, per il momento, no. Quali sono i tuoi consigli per coloro che decidono di intraprendere la faticosa strada dello scrittore?

L. P.: il primo e più importante consiglio è quello di considerare OGNI mossa come parte di un percorso professionale, nel quale basta un errore per rischiare il tracollo. Spesso in rete vedo aspiranti autori che si lasciano andare a insinuazioni verso altri che magari sono riusciti a farsi pubblicare. Errore gravissimo. Un dilettante agisce così, non un professionista (a meno che mosso da ragioni pubblicitarie, che lo costringono a “provocare” per catturare l’attenzione). Una persona seria, che ambisce a pubblicare, non perde tempo con sterili polemiche su un social network cantando il solito ritornello che “pubblicano solo quelli con i soldi o quelli coi parenti in Vaticano”. Datevi da fare, lavorate a fondo sul vostro testo, fatevi venire una GRANDE idea, e vi assicuro che gli editor non vedono l’ora di trovare un esordiente capace di scrivere qualcosa di fresco. Magari è ancora acerbo, lo siamo tutti all’esordio, ma merita una chance. Chi invece di documentarsi, o di lavorare con costanza, preferisce perdere tempo a spulciare il percorso altrui, ha un triste cammino davanti a sé. Chiudete quel dannato Facebook, che serve a noi autori per rimanere in contatto con i fan ma se non avete ancora pubblicato è SOLO di ostacolo. Rintanatevi in un bunker finché non avete tra le mani la migliore submission possibile. E poi siate positivi, siate carichi di energie dirompenti, e guardatevi attorno con curiosità. Il mondo è un serbatoio di spunti narrativi, e se guardate al mondo con la mente aperta saprete trovare la strada giusta, e un editore la valorizzerà di certo. Trust me!

Grazie infinite per il tuo tempo e per le meravigliose risposte. Alla prossima!

Grazie a voi e un saluto a tutti i vostri lettori!
LP

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