Gozu – Takashi Miike

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Titolo: Gozu

Genere: Horror, Grottesco

Regista: Takashi Miike

Sceneggiatura: Sakichi Satō

Anno: 2003

Durata: 130 min.

“Tutto quello che sto per dire è uno scherzo, perciò non prendetemi seriamente”.

Inizia così Gozu, una Yakuza-Horror Story di Takashi Miike. (Questa parte è così a effetto, che anche se è fuori dalle linee guida, io quasi quasi la lascerei qui, mi piace!)

Trama: Ozaki, membro della Yakuza, soffre di evidenti disturbi mentali che si manifestano sotto forma di assurde paranoie (un Chihuahua-Spia-Ammazza-Yakuza, per dirne una). Il boss del clan affiderà a Minami, allievo, amico e “fratello” (nella concezione Yakuza del termine) di Ozaki, il compito di uccidere l’uomo a Nagoya. Il viaggio dei due sarà caratterizzato da situazioni al limite, oniriche, impossibili, assurde. La morte casuale di Ozaki e la sua sparizione daranno il via alla spirale di meravigliosa insensatezza che è Gozu: un viaggio nella psiche, un’opera pregna di simbologia e psicologia.

Recensione: Miike esalta su schermo una sceneggiatura spesso incomprensibile, soprattutto per un pubblico occidentale. La potenza del film risiede nell’immagine, nella composizione della stessa, nel genio di Miike che è in grado di stupire e lasciare a bocca aperta ogni volta. Potrei descrivere minuziosamente ogni scena, ma sarebbe assolutamente inutile. Gozu va visto e vissuto, non compreso. Ci si può ragionare dopo la visione, si può cercare di capire il perché della psoriasi, del latte materno, del Gozu (una creatura mitologica metà uomo metà bovino) e dei mestoli infilati nel sedere, ma è un po’ come combattere i mulini a vento.

Non è un film per tutti. Bisogna scendere a compromessi prima di guardarlo. Se siete nemici del nonsense, delle lungaggini, delle stranezze e della confusione, statene alla larga. Se siete tra quelli che alla fine del film vogliono che tutto quadri alla perfezione lasciate perdere e andate a leggere la Christie, che fa sempre bene. Se invece apprezzate la bizzarria orientale, se siete disposti a vivere passivamente, almeno in un primo momento, la storia che Miike vuole rappresentare, se l’idea di assaporare il gusto aspro delle intuizioni di un genio visionario vi stuzzica, allora date a Gozu una possibilità.

Senza prenderlo troppo sul serio però, lo stesso Miike utilizza gli ultimi fotogrammi del film per farsi una risata.

Voto: 4Stellina-nuova11

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La recensione che avete letto è opera di Guero.

7 thoughts on “Gozu – Takashi Miike

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