Recensione: Il gioco del serial killer – Diana Lama

Titolo: Il gioco del serial killer

Autore: Diana Lama

Editore: New Compton Editori

Numero di pagine: 27

Prezzo: 1,99

Formato: ebook

Trama: In una Napoli semideserta a causa delle vacanze, uno spietato serial killer ha preso di mira giovani donne. Le violenta, le tortura, le uccide e poi le abbandona in zone poco trafficate. La Polizia brancola nel buio e Andrea, che indaga sugli omicidi, è a corto di indizi. L’unica possibilità per risolvere il caso sembra essere quella di esporsi in prima persona, di fare da esca sperando che l’assassino abbocchi. Quindi accetta il compito che le viene assegnato dal Capitano della polizia, con il quale intrattiene una relazione “clandestina” essendo questo una persona sposata, e da Clemmi, la vice del Capitano. Per il compito che le viene assegnato è furiosa con il Capitano, e allo stesso tempo eccitata. Non vede l’ora di inchiodare il “mostro di agosto”, come lo chiamavano in centrale.
Quindi si traveste da prostituta: “Sembrava Trilly, una fatina per pervertiti e arrapati”. La cosa strana è che svolge “il mestiere” senza che la cosa dia fastidio alle altre colleghe. Nelle sue “passeggiate notturne” avviene qualcosa di insolito, basti sapere che si finge la sorella di una baby squillo, Caterina di anni quindici, distinta nell’ambiente con il nome di Kitty a causa delle mutandine rosa che preferiva. Andrea non la conosce, però le propone di passare insieme una notte con un cliente violento, che la giovane donna aveva rifiutato. Salgono in macchina insieme e la sua avventatezza obbligherà entrambe a una serata tutta da leggere…

Recensione: Gloria è una donna che passa le giornate chiusa in casa.
Nel palazzo, in cui si sente come una detenuta, “la considerano una mezza pazzoide, la reclusa della torre C, quella che forse esce solo la notte, come i vampiri”.
Sul tavolo di casa la donna continua a riguardare tre insolite fotografie, ricevute quella mattina in una busta anonima infilata sotto l’uscio. Raffigurano le vittime di un inquietante “mostro”.
Osserva dalla sua finestra il Palazzo Badenmajer, zona dei Ponti Rossi, (penso sia un’invenzione letteraria, però potremo lanciare una ricerca, invito il più veloce a postare subito una foto). In quel palazzo ci abita Andrea, una poliziotta, che lei sembra conoscere.
Andrea è una donna magra, con i capelli rossi, di cui poco dopo sapremo che “era attorno ai trentacinque anni, (quindi più o meno la stessa età di Gloria), atletica, con corti capelli violentemente arancioni”. “Gloria la invidiò profondamente” e anche noi, vorremo sapere subito chi è il suo parrucchiere. Vorremo sapere subito chi è il suo parrucchiere. Più in là avremo ancora un altalenarsi di colori, arrivando anche a: “capelli arancione catarifrangente”, per poi ritornare a “capelli rosso fuoco”. A Napoli possono avvenire degli stravolgimenti inaspettati. Tramite Gloria cerchiamo di capire qualcosa in più di Andrea e tra un elenco infinito di cose che desiderava da quest’ultima rispuntano: “i capelli splendenti alla luce del sole”.
Ma oltre ai capelli c’è qualcosa in più, Andrea ama il Capitano della polizia dove lavora. E il Capitano è un uomo sposato che intrattiene una relazione segreta con la nostra poliziotta.
Un altro personaggio di questa vicenda è Clementina Carbone, la vice del Capitano, soprannominata Clemmi. È lei che convince il Capitano a impiegare Andrea per beccare il misterioso serial killer che fa stragi di donne, soprattutto nell’ambiente delle prostitute.
Il linguaggio utilizzato dall’autore è ricercato, ma spesso pieno di ragionamenti e discorsi che non sembrano seguire un fine logico e risultano poco efficaci. Riporto qui di seguito alcuni esempi:
“Un cane spelacchiato color brodo di carne”.
“Annegava nella sterpaglia circostante come un enorme gâteau glassato rosa e ocra avanzato da una festa”.
“Erano rimasti solo gli ottuagenari chiusi in casa”.
“Il mondo si ridusse a un buco nero piccolo come la punta di uno spillo dove Andrea pensò di potersi nascondere, ma ci precipitò dentro e finì nel nulla”.
Il punto di vista è quello di Gloria.
“Erano solo le nove di mattina. Oltre i confini della sua prigione il cielo era terso”.
Dopo appena 1511 caratteri, avviene qualcosa di insolito:
“Tornò alla finestra. Il cielo era di quel colore caliginoso che fa venire voglia di andare ad aprire l’acqua nella doccia”.
Non avevo mai notato come a Napoli potessero avvenire questi repentini cambiamenti nella volta azzurra che sovrasta la città, vogliamo dire qualcosa sulla voglia di andare ad aprire l’acqua della doccia? Ma poi chissà perché? Comunque credo che sia solo un’esigenza della protagonista, non penso che ognuno di noi appena scorge un cielo caliginoso venga colto da un’irrefrenabile voglia di andare in bagno e aprire l’acqua della doccia.
In conclusione mi chiedo: ma com’era questo tempo a Napoli? E soprattutto che importanza può avere ai fini della storia? Perché ogni tanto la narrazione si sposta su quest’argomento.
Poi, come ho riportato più sopra, ho trovato troppe differenze nella descrizione dei capelli di Andrea, in quanto ne inquadrano una sua caratteristica alquanto bizzarra.
Ci sono diverse cose che non mi convincono riguardo il finale, ma preferisco che siate voi a scoprirle.

Voto: 2Stellina-nuova1

timbro1

La recensione che avete letto è opera di Nuwanda.

Product
Il Gioco del Serial Killer
Version
Ebook
Type
Libro
Product Author
Diana Lama
Reviewed by

on 02-12-2013
Rating
Price
1,99
Summary
Il linguaggio utilizzato dall’autore è ricercato, ma spesso pieno di ragionamenti e discorsi che non sembrano seguire un fine logico e risultano poco efficaci.

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