New Police Story (2004)

New Police StoryTitolo: New Police Story

Genere: Azione

Anno: 2004

Regista: Benny Chan

Durata: 124 minuti

Produttore: Willie Chan

Recensione:

C’è un momento, in molti film, in cui un co-protagonista si mette comodo ed è pronto a raccontare una lunga storia, magari una leggenda, un monologo che il protagonista ascolterà in silenzio rimanendone colpito, e spesso dandogli una spinta per andare avanti nel suo percorso.
Il monologo inizia, e Jackie Chan regge solo una frase prima di prendere il co-protagonista e sbatterlo al muro. E’ un leitmotiv di New Police Story, reboot di una serie di commedie poliziesche che sceglie toni e temi sulla carta più scuri. In più di un occasione viene mostrata una situazione tipica, vista e rivista in molti film americani e non solo, e ribaltata. In realtà è un film che raramente dimostra di essere qualcosa di speciale. I suddetti ribaltamenti non sono geniali o brillanti, ma semplicemente dove di solito succede A questa volta succede B o A2 (ove il ribaltamento non è totale), e i nuovi toni scelti sono il contorno del film senza mai diventarne l’anima. New Police Story è un film d’azione dove non c’è un’atmosfera particolarmente viva o una regia che si distingue; dove l’approfondimento psicologico è in realtà costituito da scene singole che ci informano sulle ragioni di alcuni personaggi. Oltre, non si va.
Questo va detto fin dall’inizio perché il gradimento di un film è determinato dalle aspettative che si hanno verso di esso, e a dire il vero la principale scena all’inizio del film è ingannevole, poiché più “viva” nel lato drammatico che si fonde ottimamente con le sequenze d’azione. Se non ci si aspetta dunque un vero e proprio crime o noir, quello che ci si ritrova davanti è un film che a suo modo funziona ed è godibile proprio nell’azione. Le scene di combattimento sono eccellenti, gli stunt, come dimostra una clip al termine del film, sono fatti in condizioni ben diverse da gran parte dei film americani (un esempio: nel film in più di una scena i protagonisti si muovono sulle facciate di alti palazzi, e invece del green screen gli attori sono semplicemente retti da cavi, compreso Jackie Chan), la distruzione c’è ed è molto analogica (come sopra: niente green screen, niente esplosioni stradali ma macchine e vetri e insegne che goduriosamente si frantumano sotto gli occhi di una telecamera che riprende a distanza e velocità più che ragionevoli) e brilla in questo senso una scena con un autobus fuori controllo tra strette vie di Hong Kong. Forse un’occasione persa, perché le premesse sembravano contenere la potenzialità per un classico di un genere a cui alla fine il film non appartiene, ma fornisce tanto intrattenimento quanto molti film d’azione anni ’90 ben quotati tra gli appassionati.

Voto: 15Stellina-nuova1

timbro1

La recensione che avete letto è opera di Carlos-Ray.

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