Amazon in Italia: questione Kindle Direct Publishing e autopubblicazione

C’era una volta un imprenditore di nome Jeff Bezos che nel 1994 decise di fondare una società di commercio elettronico di nome Amazon. Amazon.com, lanciata ufficialmente nel luglio del 1995, iniziò come una vasta libreria online per poi allargare la vendita anche a DVD, abbigliamento, CD musicali, prodotti elettronici, giocattoli, cibo e tanto altro.
Come in una fiaba questa società, dagli ultimi anni novanta a oggi, è cresciuta esponenzialmente fino a divenire il negozio online più famoso al mondo. Dal 18 novembre del 2010, Amazon ha aperto al pubblico la sua versione italiana (Amazon.it). Dal primo dicembre del 2011 è arrivato in patria anche il Kindle Store, il negozio virtuale riservato ai possessori dei dispositivi Kindle che ha fatto la fortuna di casa Amazon.
La parola Kindle deriva dal verbo inglese to kindle (ossia “accendere un fuoco”), e come un fuoco che divampa e brucia tutto, il Kindle Store ha preso piede nel mercato di internet surclassando i propri avversari nel giro di qualche anno.
Sul Kindle Store italiano sono disponibili più di novecento mila ebook in tutte le lingue del mondo, fra i quali 16 mila titoli italiani di cui alcuni gratuiti (tra cui opere disponibili gratuitamente perché il loro copyright è scaduto).
Una volta scaricati i libri possono essere letti anche su iPad, iPhone, telefono Android e sul PC ed il dispositivo è, oltre a ciò Amazon fornisce un servizio chiamato “whispersync” che permette di riprendere la lettura del testo dall’ultima pagina letta, sincronizzando persino i segnalibri e le note sui dispositivi compatibili.
La novità Amazon sta causando non pochi problemi a livello concorrenziale non solo alla Apple, ma anche alla piccola editoria che non riesce a tenere il passo con questa grande azienda. Secondo un’ipotesi formulata dalla CNN, Apple e alcuni piccoli editori avrebbero pertanto cospirato contro Amazon per spingerla ad alzare il prezzo degli ebook. Difatti Amazon.com, e ora anche la sua versione italiana, immettono sul mercato ebook a un prezzo notevolmente inferiore rispetto a quelli prodotti dalle piccole case editrici, che non riescono ad eguagliarlo.
In aggiunta c’è da tener conto della più recente iniziativa firmata Kindle Store e destinata agli autori che hanno voglia di auto pubblicare le proprie opere in formato ebook: il servizio Kindle Direct Publishing. La nuova formula Amazon di self publishing permette agli utenti di inserire le proprie opere direttamente su Amazon Kindle Store senza alcuna spesa e riserva all’autore il 70% degli introiti, a differenza dei tradizionali 7-15% offerti dalle classiche case editrici.
I libri pubblicati su questa piattaforma sono acquistabili attraverso i dispositivi Kindle e le applicazioni Kindle per iPad, iPhone, PC e Android, ma per inserire il proprio titolo in catalogo non è necessario possedere un dispositivo Kindle. Basta, difatti, avere a disposizione un account su Amazon ed accedere con quello al Kindle Direct Publishing ( http://kdp.amazon.com ).
Dopo aver caricato l’opera sul sito, bastano circa 48-72 ore perché il libro venga inserito in catalogo su Kindle Store e risulti acquistabile. Insieme alla possibilità d’acquisto vengono attivate anche altre funzioni quali la descrizione del prodotto o il collegamento ad eventuali edizioni cartacee e così via. Una guida completa accompagna, passo per passo, l’utente interessato al servizio. Un forum dedicato (sebbene in lingua inglese) è l’elemento che completa il quadro per rendere il tutto il più chiaro e semplice possibile.
L’iniziativa Amazon, dunque, dà, a quegli autori che ancora non hanno fatto fortuna, la possibilità di vendere le proprie opere e, magari, di emergere e rendersi visibili.
L’anello mancante di questa catena, che va a unire la domanda all’offerta risulta, però, quello dell’editore, figura che si è sempre occupata di selezionare, aiutare e indirizzare gli scrittori in modo da consentire loro di immettere in commercio opere quanto più dignitose e corrette, sia grammaticalmente che formalmente.
Infatti Kindle Store è un negozio online e non una vera e propria casa editrice, pertanto non valuta le opere, non sceglie quali pubblicare e quali no, né si occupa di revisionare e correggere eventuali errori o segnalare refusi. E’ vero che non sempre gli editori riescono a investire sul prodotto giusto e che, qualche volta, un autore di notevole talento non ha la possibilità di farsi notare, ma questo nuovo meccanismo ideato da Amazon va ad eliminare un passaggio fondamentale nel percorso che porta dalla stesura alla pubblicazione di un libro: la scrematura.
In ogni caso toccherà all’autore l’onere di revisionare il testo e al lettore quello di scegliere cosa leggere. Saranno gli acquirenti stessi che andranno a fare una cernita dei libri disponibili e a decidere se acquistarli o meno, sperando di non sbagliare.
Va considerato poi l’aspetto della promozione: un editore che investe su di un’opera cerca di promuoverla per poterne ricavare del profitto; un negozio online, invece, che non deve sostenere spese per la pubblicazione e che ha migliaia di titoli in catalogo, non può prestare la dovuta attenzione a tutti i suoi prodotti. Diventa quindi compito dell’autore pubblicizzare la propria opera, promuoverla, renderla visibile nella moltitudine di titoli in catalogo, creare collegamenti esterni con siti internet personali e così via. Sebbene questo sia un problema riscontrabile anche con la piccola editoria, che mai riesce a garantire una campagna di marketing estesa, solitamente un editore, per quanto piccolo possa essere, tenta di dare visibilità ai libri che produce. Questo non accade per Amazon, che lascia questo onere agli autori stessi.
Sembrerebbe in conclusione che la Kindle Direct Publishing sia una vincente trovata commerciale che offre agli autori uno strumento per vendere online il proprio testo, guadagnandoci in caso di successo e non rimettendoci nulla (né in denaro, né in tempo) nel caso in cui il libro non vendesse.
Ulteriore funzionalità di Amazon che mira ad aiutare sia gli scrittori che i loro eventuali acquirenti è quella dei capitoli campione: Kindle Store permette agli utenti che desiderano comperare un dato libro di consultarne un campione (all’incirca il 10% del testo). Questo potrebbe rappresentare un’opportunità per gli scrittori emergenti: i lettori potrebbero trovare interessante il primo capitolo di un romanzo e decidere di acquistarlo nonostante non ne conoscano l’autore, cosa che probabilmente non avrebbero fatto se non avessero potuto constatarne l’effettiva validità, e i compratori potrebbero andare sul sicuro acquistando un prodotto di proprio gradimento.
Perciò il Kindle Store, oltre quello degli autori, facilita prima di tutto il compito dei lettori, presentandosi come una piattaforma vasta, ricca di contenuti che possono essere scaricati in pochi secondi.
Il self publishing può essere comodo e pratico, rappresenta un fenomeno dalla vasta portata e avvicina l’aspirante scrittore al suo obiettivo finale: la pubblicazione. Ma si può parlare in conclusione di una pubblicazione vera e propria quando dietro un’opera non vi è il lavoro di professionisti del settore, selezionatori, correttori, editor, grafici e pubblicitari?
E’ ovvio che il Kindle Store può essere visto come un trampolino di lancio per coloro che riescono a giocare bene le proprie carte, tenendo conto però che affrontare il pubblico e ottenere il consenso dei lettori è già piuttosto difficile per quelle persone che si rivolgono a una casa editrice, figuriamoci poi per chi decide di fare tutto da sé.

L’argomento “Autopubblicazione” resta spinoso, tanto che se n’è spesso discusso anche sul nostro forum: qui.

L’articolo che avete letto è opera di Luna.


3 thoughts on “Amazon in Italia: questione Kindle Direct Publishing e autopubblicazione

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