Cronaca Giudiziaria – Racconto vincitore del Lab di maggio 2013

Donna con cappello e sigarettaPrima di entrare in aula fumò una sigaretta, scortata dagli agenti e dagli avvocati che le avevano ritagliato uno spazio al riparo dagli sguardi. Nel cortile interno del tribunale, i riccioli di fumo salivano disegnando le stesse curve dei suoi capelli. Ero curioso di vedere se si fosse pettinata. Nelle trasmissioni televisive in cui era stata protagonista non doveva aver accettato che qualcuno rendesse meno selvaggia quella chioma. Poteva, a un primo sguardo, ricordare una gorgone e, nei ritratti a parole sui giornali, molti avevano speculato su questo accostamento, ma a me sembrava più una bambina preoccupata che il pettine, incontrando i nodi, le tirasse i capelli facendole male.


Adesso potevo vederne solo alcuni tratti, quando si spostava e il mio sguardo riusciva a raggiungerla. Qualche ciocca nera arrotolata su se stessa. Il profilo del naso, appena una macchia rosa sfuggente, le gambe che non stavano ferme, prendendosi ora l’una ora l’altra il peso di quel corpo sottile. E il modo in cui ripiegava il polso dopo essersi portata la sigaretta alla bocca per poi allontanarla con uno scatto nervoso. In pubblico la si vedeva sempre fumare. Mi aveva colpito quel modo ancora infantile di tenere la sigaretta, come un’ostentazione del gesto, una rivendicazione del suo essere adulta, dei suoi trent’anni. A ogni tiro lanciava il polso lontano da sé, scoprendo il pugnale tatuato in fretta, pochi giorni dopo la liberazione. Aveva parlato spesso alle telecamere e ai giornalisti, non lesinando alcun particolare. Il pugnale, diceva fissando l’interlocutore con gli occhi verdi su cui indugiavano le telecamere, è il simbolo della vendetta.
Ma più che quel tatuaggio un po’ gotico, più che lo sguardo da virago rivolto al pubblico che l’aveva resa un’eroina, simbolo a sua volta della furia vendicativa che sembrava animarla, a me colpiva il movimento del polso bianco, allontanato con stizza dalle labbra.
Perché, unico giornalista a cui il rapitore aveva concesso un’intervista, avevo notato che era lo stesso, identico modo in cui fumava lui. L’uomo che l’aveva rapita ai genitori ventidue anni prima, poco più che un ragazzo anche lui all’epoca, e tenuta segregata in una cantina per tutto quel tempo. Si era acceso una sigaretta, chiedendo se il fumo mi desse fastidio, con modi educati, quasi timido, e aveva compiuto lo stesso movimento nervoso. Non aveva parlato molto. Si era giustificato facendo cenno al suicidio dei genitori della ragazza, avvenuto anni dopo il rapimento, confondendo le date, immaginandosi il salvatore di un’orfanella in un delirio che solo nella sua mente combaciava perfettamente. E ne aveva fumate sette, una dopo l’altra. Avevo allora immaginato quella cantina, con un televisore, bambole e un vecchio divano sfondato e le mille sigarette che lui fumava davanti alla creatura in sua balìa. Una dipendenza che ora ne rivelava un’altra. Il legame malato ma profondo che non sarebbe stato reciso con un processo, né un pugnale. Guardai la donna che tornava con la sua scorta all’interno del tribunale. Forse nel momento in cui si fosse davvero resa conto di come lui l’avesse plasmata, quella massa di capelli neri sarebbe di colpo diventata grigia. Come il fumo ormai disperso nell’aria.

Il racconto che avete letto è risultato il migliore tra quelli che hanno partecipato al laboratorio di scrittura di maggio 2013. Il tema da seguire era: le descrizioni. Descrivere una donna con le seguenti caratteristiche:
 
– donna
– 30 anni
– razza bianca
– capelli lunghi, ricci, neri
– occhi verdi
– orfana
– un tatuaggio al polso
– dipendente da…
– molto arrabbiata. 
 
Questi elementi dovevano essere tutti presenti nella descrizione del personaggio, mentre ciò che non era stato chiaramente specificato era lasciato alla fantasia individuale.Il racconto non aveva limitazioni di genere, ma non doveva superare i 4000 caratteri (spazi inclusi).
 

L’autore del racconto:

Nerina

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One thought on “Cronaca Giudiziaria – Racconto vincitore del Lab di maggio 2013

  1. Racconto davvero ben fatto. Le descrizioni sono inserite con maestria nel testo e caratterizzate alla perfezione. L’autrice è riuscita a descrivere il personaggio senza spezzare la scena o dare al racconto la sensazione di staticità. Il testo è fluido e si lascia leggere con piacere e il personaggio ha personalità e carattere. Proprio brava. ^^

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